La storia delle teste false di Modigliani che diventano da museo

Ma la storia di quei ragazzi di Livorno che una notte han fatto una scultura che poi tutti credevano fosse di Modigliani la sai? Siccome ci sono arte, ironia e Livorno a me piace parecchio e te la racconto volentieri.

Insomma, la storia è un po’ questa, ci sono: un artista dal carattere fetente, una mostra che non decollava, tre studenti in pausa esami, un portuale-scultore e un manipolo di studiosi presi da infausto entusiasmo. Ambientazione? Una città unica per davvero, Livorno.

Così, in due righe vi ho riassunto i protagonisti di quella che si sente sempre ricordare come la burla del secolo e che adesso, la città di Livorno vuole raccontare e mostrare. Si, ricostruendo la storia nei dettagli e realizzando una mostra permanente, la città promette di rendere omaggio a quelle teste false di Modigliani, che nel 1984 furono ripescate dai Fossi Medicei e che fecero parlare di Livorno a tutto il mondo.

Le teste false di Modigliani

Faceva caldo, era luglio e la città era tutta in subbuglio per quella ricerca che ormai durava da giorni e che smuoveva con insistenza il letto dei Fossi Medicei alla ricerca delle prove che attestassero come storia la leggenda di un Modigliani furioso che, intorno al 1909, gettava in acqua alcune sculture appena realizzate.

La ricerca, voluta probabilmente per tentare di dare smalto a una mostra per i 100 anni della nascita dell’artista livornese che decisamente non decollava, si svolgeva sotto gli occhi ironici dei livornesi che commentavano qualsiasi oggetto venisse tirato fuori dalla melma del letto del Fosso.

Cercano, cercano, e facciamoli trovare qualcosa no? In pratica si sono detti questo tre studenti universitari in pausa da esami che decisero di ritrovarsi a casa di un amico con un trapano Black&Decker -che poi usò la vicenda per farci una pubblicità- per fare una scultura alla Modigliani. Testa fatta e pronta da buttare nel Fosso in poco tempo e, per completezza di burla, si fanno anche un po’di foto ricordo.

Così, in un’altra mattina calda, qualche giorno dopo, la lunga ricerca delle macchine sembrò aver dato i suoi frutti, la prima testa fu ritrovata e qualche giorno dopo, ne vennero fuori altre due.

Le teste false di Modigliani

I tre ragazzi immaginavano che, insomma, se ne sarebbero accorti subito, e invece no. Tutti a gridare alla grande scoperta e la notizia fece il giro del mondo.

Sembrò che la leggenda di Modigliani fosse diventata un tassello fondamentale della sua biografia, anche se, per la verità non proprio tutti abboccarono all’amo. Federico Zeri, uno dei grandi critici d’arte del nostro tempo, sollevò da subito più di un dubbio sull’autenticità delle teste. 

Dopo un mese, quasi un po’ increduli nel ritrovarsi a doverlo confessare, i tre ragazzi si dichiararono autori di una delle teste e finirono persino in televisione a scolpirne una in diretta perché, per quei casi assurdi della vita, successe che dovettero pure provare che stavano dicendo la verità. Poco dopo, anche l’autore delle altre due teste venne allo scoperto, è Angelo Froglia, un portuale-artista con la passione per l’arte e l’antipatia per i critici, nei riguardi dei quali, cercava e ottenne una piccola grande rivalsa.

Sono passati 30 anni ma questa storia se la ricordano bene ancora in molti e che presto diventerà una mostra nella città di Livorno. Una sonora batosta o una bella lezione che dir si voglia per parecchi critici, uno spunto di riflessione che ancora si cavalca e che tocca il mondo dei falsi, degli studiosi e del mercato dell’arte. Ma anche un momento di gloria o di imbarazzo che ogni tanto ritorna per i protagonisti e in generale, un colpo di genio toscano, una burla degna del pievano Arlotto… ma questa, è un’altra storia.

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