La maledizione del Biancone

È stato bombardato, scalato e persino utilizzato come lavatoio. Ripercorriamo la storia della Fontana del Nettuno, meglio conosciuta come il Biancone di Firenze, tra tutte le sue vicissitudini.

Cosimo I de’ Medici, granduca di Toscana, decise che Firenze doveva avere la sua prima fontana pubblica. Così nel 1559 bandì un concorso a cui parteciparono tra i più importanti scultori dell’epoca: Ammannati, Cellini, Giambologna e altri ancora.

A vincere fu la fontana del Nettuno di Ammannati. La scelta venne dettata dal recente sviluppo marittimo del granducato con la presa di Pisa e la progettazione del porto di Livorno.

Ammannati incominciò a lavorare nel 1560 allestendo uno studio provvisorio nella Loggia de Lanzi. Finì nel 1565, inaugurando l’opera in occasione del matrimonio di Francesco I e Giovanna d’Austria.

Vedendo per la prima volta la fontana e il Biancone l’arguzia dei fiorentini si fece sentire di nuovo nel loro commento:”Ammannato, Ammannato, quanto marmo t’hai sciupato!”.

Infatti la statua venne scolpita nel pregiato marmo di Carrara. Quest’opera non fu solo denigrata, ma sembra essere inseguita da una maledizione.

Per un periodo fu usata come lavatoio, il 21 gennaio 1580 fu vandalizzata fino a che, nel 1592,venne eretta una ringhiera a protezione della gruppo statuario. Ma questo non bastò.

Durante il Carnevale del 1830, un gruppo di buffoni dava spettacolo attorno alla fontana del Nettuno, e dopo aver ballato mascherarono una statua del Giambologna per poi rubarla sotto gli occhi di tutti.Dell’opera portata via dai Lupin ballerini se ne sono perse le tracce. Nel 1831 fu sostituita con una statua identica di Francesco Pozzi.

Nel 1848 la città fu bombardata dai Borboni a seguito della ribellione. Come c’era da immaginarsi qualche palla di cannone finì sul Biancone che fu nuovamente danneggiato.

Infine l’ultimo vandalismo è avvenuto il 4 agosto del 2005. Un vandalo si è arrampicato sulla statua per poi aggrapparsi ad una mano del Biancone staccandola. Cadendo si è scheggiata anche la fontana del Nettuno.

Oramai sarà chiaro perché su una parete di Palazzo Vecchio c’è una targa del 1720 che vieta di “fare sporchezze di sorta alcuna, lavare in essa calamai, panni o altro né buttarvi legnami o altre sporcizie”.