La battaglia di san romano

La battaglia di San Romano, lo scontro tra fiorentini e senesi da vedere agli Uffizi

Nell’agosto del 2008 la grande tavola di Paolo Uccello con La Battaglia di San Romano lasciava la Galleria degli Uffizi per essere sottoposta a un intervento di restauro, dopo 4 anni di lavoro, l’opera è tornata al suo posto.

Nel 1438 Lionardo Bartolini Salimbieni chiese a Paolo di Dono (detto Paolo Uccello) di realizzare un’opera che raccontasse la battaglia tra fiorentini e senesi avvenuta qualche anno prima, nel 1432, battaglia della quale, il Salimbieni stesso era stato protagonista.

Il fatto storico si riferisce allo scontro tra senesi, alleati con Milano guidati da Bernardino Ubaldini della Carda, e fiorentini, guidati da Niccolò da Tolentino che, nonostante l’inferiorità numerica, decise di attaccare il nemico. Proprio quando il volgere della battaglia pareva favorire i senesi, i rinforzi fiorentini capovolsero la situazione e ridussero in fuga il nemico.

La battaglia di san romano

Paolo Uccello rappresentò l’episodio dividendolo su tre grandi tavole che nel 1484 furono comprate da Lorenzo de’Medici il quale, affascinato da quelle opere le volle per decorare la  sua camera estiva nel palazzo di via Larga (Palazzo Medici Riccardi).
La storia delle altre due tavole, oggi conservate, una alla National Gallery di Londra e una al Louvre a Parigi è una storia di passaggi di proprietà tra Settecento e Ottocento, con ancora qualche ombra.

La Battaglia di San Romano degli Uffizi racconta l’episodio del disarcionamento di Bernardino Ubaldini della Ciarda, capitano dei senesi, ed è firmata dall’artista; su uno scudo in basso a sinistra infatti, si può leggere PAVLI VGIELI OPUS.

È considerata uno dei grandi capolavori del Rinascimento fiorentino, esempio di una temperie culturale viva e ricca di spunti differenti, sintesi tra strascichi di eleganza tardo-gotica e fermenti di rigore prospettico, che Brunelleschi aveva portato ai livelli più magistrali.

Un’opera spesso descritta quasi come una tarsia, come un insieme di superfici nitide, pulite ed essenziali, costruite utilizzando più punti di vista e non il rigore delle regole prospettiche esatte, un effetto sintetico che ha trovato paragoni contemporanei con il cubismo e il surrealismo o con la metafisica.

Il caso de La Battaglia di San Romano, si può però annoverare tra quelli in cui il restauro, apre l’opportunità se non a una revisione almeno a una nuova prospettiva di lettura.
Dopo la pulitura, eliminate le ridipinture l’insieme prende profondità e il paesaggio si fa naturale, scomposto in tantissimi dettagli aderenti alla realtà anche se accostati secondo parametri fantasiosi.

La spontaneità della descrizione nei particolari e nei materiali acquista forza e importanza, la stessa che Paolo Uccello probabilmente intendeva restituire descrivendo borchie, lacci di cuoio e altre piccole rifiniture usando anche materiali preziosi come la foglia d’oro e d’argento per creare l’effetto brillante e riflettente di armi e scudi.

La Battaglia di San Romano è una di quelle opere che da sole valgono una visita e della quale potreste ritrovarvi a sperimentare il potere ipnotico.

Ed è possibile che, ritrovandovi nella sala numero 7 degli Uffizi, anche le voci e i rumori di quella battaglia infuocata vi sembrino evidenti e vicini. Potere dell’arte.

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