L’incredibile fascino dell’impressionismo. A Palazzo Strozzi fino al 15 luglio

Si è inaugurata sabato 3 marzo a Palazzo Strozzi “Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del nuovo mondo”, la mostra rimarrà aperta fino al 15 luglio.

Ci sono mostre che più di altre riescono a provocare un senso di soddisfazione concreto a fine percorso. Questa è sicuramente una di quelle.

Non è solo una questione di impressionismo nel senso che si sa, al solo sentire la parola si scatena una curiosità popolare invaghita di ninfee a filo d’acqua e di impressioni al variar della luce dall’effetto sicuramente potente.

Nella mostra a Palazzo Strozzi non è solo questione di impressionismo perché questo progetto, che nel quinto centenario della morte di Amerigo Vespucci celebra i rapporti tra vecchio e nuovo mondo, è più articolato e completo di come si possa credere.

La mostra analizza la vicenda dei pittori americani che fecero della lezione impressionista motivo di studio e ricerca e che nel loro percorso formativo si trovarono a soggiornare in Toscana e a Firenze tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Sono raccontati i maestri come William Morris Hunt o John La Frange, i precursori come John Sargent e Mary Cassat, il gruppo vero e proprio degli impressionisti americani, i Ten American Painters, come William Merrit Chase e infine anche quei pittori italiani moderni coi quali ci fu uno scambio di influenze e suggestioni, come Giovanni Boldini e Telemaco Signorini.

La mostra propone anche l’intenso traffico culturale della cerchia degli americani a Firenze, intellettuali, scrittori, collezionisti e critici, che introdussero stili di vita moderni e cosmopoliti, ma anche più liberi e spregiudicati per le donne.

In un allestimento che ricrea un interno di fine Ottocento con pareti di un verde salvia  perfette per accogliere e esaltare le opere, si succedono una serie di disegni, pubblicazioni, fotografie e dipinti.

Dipinti bellissimi, di forte impatto per la qualità in generale e per la quantità di spunti tecnici che consentono di raccontare i guizzi e le intenzioni impressioniste nelle sue diverse forme.

L’apparato creato è decisamente riuscito, l’atmosfera è così chiaramente evocata che mescolata al grande fascino delle opere esposte, fa quasi dimenticare dove ci si trova. Un allestimento perfettamente funzionale anche nelle parti pensate per i più piccoli che, come tutte le didascalie, sono bilingue (italiano-inglese).

Nel percorso della mostra, come parte della mostra stessa, una stanza della lettura e del relax offre il modo di sedersi a scrivere o leggere un po’; sono a disposizione alcuni testi scelti in sintonia con la mostra e gli interessi di questa colonia di artisti americani nella Firenze dell’epoca.

Una mostra da non perdere assolutamente, perché raccoglie un corpus interessante con prestiti internazionali, perché quello americano è forse l’impressionismo meno conosciuto al grande pubblico e per questo ricco di spunti e confronti nuovi e infine per quella sensazione di soddisfazione concreta che vi prenderà a fine percorso.

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