Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso

Prorogata fino al 5 febbraio la mostra che a palazzo Blu a Pisa omaggia Picasso, terzo dei grandi artisti del Novecento celebrati dalla Fondazione del palazzo.

Dopo quelle di Chagall e Mirò la mostra di Picasso è stata l’evento che, con 60.000 visitatori, ha decretato il successo dell’intenzione della Fondazione di Palazzo Blu di creare relazioni e legami con le importanti istituzioni pubbliche che conservano le opere dei grandi maestri del Novecento.

Avete tempo fino al 5 febbraio per programmare una visita all’esposizione che raccoglie più di 270 opere tra dipinti, ceramiche, disegni, alcune celebri serie di litografie e acqueforti, libri e tapisserie di uno degli artisti simbolo del secolo scorso.

Come si racconta Picasso? Come si riesce a raccontare un genio, un affabulatore, un rivoluzionario, uno sperimentatore, un folle?

Raccogliendo un corpus di opere che per numero e varietà dicano almeno della frenesia creativa e produttiva che ha segnato la storia di colui che è stato uno dei grandi maestri dell’arte moderna.

Non c’è tutto Picasso in mostra, ma le tre sezioni dell’esposizione conducono dalla trasfigurazione in segni contemporanei dei suoi soggetti prediletti (vedi le lastre dei Toros) fino alle suggestioni primitive che hanno portato alle Madamoiselle d’Avignon (in mostra, un raro studio preparatorio).

E poi, dal periodo Intorno a Guernica dove un’atmosfera tragica si manifesta nell’uso dei toni del bianco e nero fino al mito della metamorfosi e dell’immagine sensuale ed erotica della donna.

C’è ancora molto altro Picasso che non si è potuto qui raccontare, quello della rivoluzione cubista, dei periodi del colore, delle opere più conosciute, ma la mostra offre una panoramica temporale ampissima (dal 1881 al 1973) che vi sazierà…almeno per un po’.