Come sarà riqualificata la Fortezza da Basso

Finalmente la Fortezza da Basso – dopo anni di «forse» e «ma» – sarà riqualificata. Nell’attesa del nuovo progetto architettonico, ti racconto la storia di questa celebre struttura del ‘500.

Non ci credevo quasi più. Sento parlare di riqualificazione della Fortezza da Basso a Firenze da tempi immemori. Eppure – dopo continui ed esasperanti tira e molla, considerando che la proprietà dell’edificio è dal 2007 degli enti locali – qualcosa finalmente si muove.

Il progetto – apprendo dai documenti del Comune – consisterebbe nella ricostituzione del sistema dei bastioni, nella realizzazione di nuovi padiglioni con tetto giardino e nell’aumento della dimensione fieristica del 40%. Nuovi collegamenti con il parcheggio di viale Strozzi e quello della stazione centrale. Insomma, una sfida non da poco per uno spazio già di per sé affascinante e allo stesso tempo strategico per l’economia del territorio.

Fortezza da Basso a Firenze, il giardino

Ma al di là di quello che la Fortezza da Basso diventerà, sai proprio tutto su questo edificio storico?

La Fortezza è stata costruita tra il 1534 e il 1535 ed è la più chiara testimonianza di architettura militare rinascimentale in città. Il progetto fu affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane con uno scopo non solo difensivo ma anche intimidatorio nei confronti dei fiorentini.

Fu sempre Antonio da Sangallo il Giovane ad inventare il «mastio»: la struttura con il lato rivolto alla città che aveva le sembianze di un bastione ridotto, dotato di pietre sferiche (sì, proprio quelle palle di fronte ad uno degli ingressi) che probabilmente simboleggiavano lo stemma dei Medici.

Fino a pochi anni fa la struttura era la dimora di famiglie di militari. Bisognerà infatti aspettare il 1600 per vederla adornata di altri spazi come la porticata Palazzina Lorenese. Nel 1967, invece, le aree della Fortezza da Basso iniziarono ad essere riutilizzate e proprio in quell’anno una parte dell’Opificio delle Pietre Dure fu trasferita nell’edificio.

Credits: Wikipedia (cover); Treviño (foto interna)

chevron_left
chevron_right