5 storie per 5 campane di Firenze

Nell’antichità scandivano la vita di tutti i giorni, annunciando nascite, matrimoni, funerali e battaglie. Ripercorriamo la storia della città a colpi di rintocchi con 5 storie sulle campane di Firenze.

La campana della guerra

La Martinella era la campana che portava i fiorentini alla guerra. Montata sul carroccio del Comune, guidava bandiere e stendardi nelle battaglie.

Era custodita nella chiesa di Santa Maria Sopra la Porta, poi nella battaglia di Montaperti del 1260, che vide fronteggiarsi i guelfi fiorentini contro i ghibellini senesi, persero non solo la Martinella, ma anche il Gonfalone di Firenze.

Quest’ultimo venne attaccato alla coda di un asino e trascinato nella polvere. Da allora fino ad oggi la campana è custodita a Siena nella contrada del Liocorno. Unica delle campane di Firenze ad essere vinta in battaglia.

Le 3 vecchie signore di Palazzo Vecchio

A Palazzo Vecchio, la torre di Arnolfo fa da casa a 3 campane: la Marzocco, la Tojana e la campana del Popolo. La prima venne chiamata così perché fu messo proprio sotto il marzocco del campanile.

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La Tojana invece viene predata da un castello in Val d’Erza nel 1259. Infine la campana del Popolo è in realtà una copia. L’originale era uno dei più grandi bronzi in Italia, ma il Duca Alessandro la fece fondere in monete in spregio alla repubblica abolita nel 1530.

Avere la lingua lunga come la campana del Bargello

Anche il Bargello, come ogni castello dove si amministrava giustizia, ha la sua campana. Molti fiorentini la scambiano con la Martinella, ma in realtà questa è la Montanina, saccheggiata dal castello di Montale nel pistoiese.

Questa campana chiamava a raccolta i fiorentini in caso d’assedio o di guerra, ma aveva anche il triste compito di accompagnare i condannati a morte. Un modo di dire fiorentino recita infatti “ha la lingua lunga come la campana del Bargello, quando suona, suona sempre a vituperio”.

I suoi ultimi rintocchi si sono sentiti l’11 agosto 1944 per la riscossa contro i nazifascisti, per l’alluvione del ’66 e per salutare il terzo millennio.

La campana frustata ed esiliata

Forse questa è una delle storie più curiose delle campane di Firenze. La Piagnona era la campana della chiesa di San Marco.

Quando una folla di fiorentini inferociti si accalcò davanti al portone del monastero per catturare Fra’ Girolamo Savonarola, la campana suonò ad allarme.

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Questo non le fu perdonato. Una volta arso sul rogo il frate, i fiorentini punirono anche la campana. La staccarono dal campanile e la portarono in processione per la città frustandola per tutto il percorso.

Dopo fu condannata a cinquant’anni d’esilio da scontare a San Salvatore a Monte. La pena durò molto meno, già nel 1509 suonava di nuovo dal campanile di San Marco.

Il campanile mozzato

Nel 1307 il Comune di Firenze alzò le tasse per i monaci. Tra quelli più decisi a non voler pagare c’erano i frati di Badia Fiorentina, che per tutta risposta chiamarono il popolo alla rivolta contro le istituzioni.

Suonarono a martello la campana sperando di riuscire ad evadere la gabella. Purtroppo per loro, i fiorentini non risposero e non solo dovettero pagare il dovuto, ma ricostruirono anche parte del campanile, dato che il Comune ne fece “mozzare” metà. Ovviamente queste campane di Firenze vennero rimesse subito dopo.

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