pontormo

5 opere per conoscere il Pontormo

In occasione della mostra a Palazzo Strozzi, approfittiamone per conoscere o per reincontrare Jacopo Carrucci da Pontorme, seguendo un percorso tutto fiorentino.

La storia di Pontormo è quella di un ragazzino nato a inizio Cinquecento, presto orfano e mandato tredicenne “a bottega” a Firenze. La Firenze che in quegli anni aveva visto lavorare e confrontarsi tutti i più grandi artisti, da Leonardo a Michelangelo passando per Andrea del Sarto, Ghirlandaio e molti altri.

La sua, è la storia di un debutto da pittore nel cantiere di Santissima Annunziata, dello studio del lavoro di Michelangelo e della voglia di superarlo, dell’incredibile modernità difficile da capire in quel tempo, dell’eccentricità raccontata dal Vasari e da lui stesso nel celebre Diario, di un atteggiamento bohémien simile alle personalità artistiche più contemporanee.

La storia di un artista controcorrente, geniale, curioso e intenso. Pontormo, insieme a Rosso Fiorentino è, tra le personalità dell’arte cinquecentesca, figura davvero particolare. Tentando di immaginare lo stato delle cose dell’arte a inizio Cinquecento e pensando ad alcune sue opere, si chiarisce davvero cosa significhino termini come: visionario e anticipatore.

Chiostrino dei Voti alla Santissima Annunziata

Il debutto ufficiale del Pontormo avvenne alla Santissima Annunziata. Nella chiesa si svolgeva in quegli anni una grande attività artistica legata alla visita di papa Leone X (Giovanni de’Medici figlio di Lorenzo il Magnifico). Il giovane Pontormo, lavorò nel secondo decennio del Cinquecento alla Visitazione, nello stesso chiostro lavorarono Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Franciabigio, Alessio Baldovinetti e Cosimo Rosselli.

Pontormo

Una scena affollata, che Pontormo riesce a organizzare e ampliare inserendo le figure sui gradini e dando loro un ruolo da quinta. Gli sguardi e i gesti raccontano già il carattere e il tono di quella che sarà la ricerca di Pontormo, dove inquetudine e espressività caricata saranno aspetti molto forti. Di particolare bellezza la posa inconsueta del fanciullo seduto sui gradini a destra.

Deposizione nella chiesa di Santa Felicita

Tra il 1526 e il 1528 Pontormo lavorò nella chiesa di Santa Felicita. Una piccola chiesa che si trova poco oltre il Ponte Vecchio e sull’interno della quale si affaccia il Corridoio Vasariano.

Nella Cappella Capponi,  Pontormo lavorò insieme al suo allievo Bronziono ai tondi nei pennacchi e all’Annunciazione sulla parete est. Dipinse poi, per l’altare, la pala con il Trasporto del Cristo al sepolcro.

Pontormo

Quest’opera, merita da sola, la visita a Santa Felicita, non potrete non rimanere incantati e un po’ storditi forse da questa composizione senza riferimenti spaziali, dove undici personaggi si ammassano in modo perfettamente plausibile e assolutamente irreale allo stesso tempo. La composizione realizzata da Pontormo crea un’onda fluida, i colori sono brillanti e la scelta delle tonalità del tutto particolare.

Le lunette del Chiostro alla Certosa del Galluzzo di Firenze

Nei primi anni venti del Cinquecento il timore della peste fece allontanare Pontormo da Firenze.  Insieme al suo allievo Bronzino fu ospitato alla Certosa del Galluzzo dove i due lavorarono a varie opere. Le cinque lunette con Scene della Passione, sono state staccate dal chiostro e oggi si trovano nella Pinacoteca della Certosa.

Pontormo

Il Vasari criticò moltissimo questo lavoro troppo “alla tedesca” per il quale Pontormo guardò infatti al lavoro di Dürer. Sebbene si tratti di opere piuttosto rovinate, sia per problemi legati a fattori atmosferici che a infelici restauri passati, la visita sarà senza dubbio appagante.

La Cena in Emmaus alla Galleria degli Uffizi

Dopo il lavoro ad affresco che lo impegnò nelle lunette del chiostro, Pontormo lavorò alla grande tela con la Cena in Emmaus che doveva essere posta nel refettorio della foresteria. Anche in questo caso, l’ispirazione del Pontormo deriva da un’incisione di Dürer e questa volta, anche il Vasari ne fu positivamente colpito.

La scena che Pontormo rappresenta è il momento esatto in cui Gesù rivela se stesso ai discepoli, una scena con tanti particolari di grande realismo, dove lo sfondo scuro riesce a dare ai volumi una presenza piena e forte. Un’opera che mescola varie suggestioni e che si può definire particolarmente moderna, di fatto anticipa certi modi che saranno di Caravaggio o di Zurbaràn per esempio. Il dipinto è firmato dal Pontormo sul cartiglio in basso a destra.

Madonna con Bambino e San Giovannino alla Galleria degli Uffizi

Questo dipinto, che avrete visto in passato nella Tribuna e che si trova ora  in una delle nuove sale rosse degli Uffizi è un lavoro della metà degli anni Trenta del Cinquecento.

Pontormo

Pontormo, non tradendo ancora una volta l’esigenza di confronto con Michelangelo, ne mostra l’influenza attraverso la muscolatura pronunciata del bambino, ma anche la torsione del corpo e l’intensità dell’espressione di San Giovanni rimandano a Michelangelo e alla sua Madonna Medici.

La scelta dei gesti, la posa dei personaggi, l’espressione affettuosa e enigmatica della Madonna e i colori cangianti creano una composizione raffinitassima e intensa, come si può trovare in poche altre opere dello stesso soggetto.

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