Sesso, amore e morte in teatro con Sarah Kane

Risucchiata nell’abisso della depressione, l’autrice inglese Sarah Kane scrive la sua dichiarazione di suicidio a 28 anni. La traduzione di Barbara Nativi, per prima a portarla in Italia (a Sesto Fiorentino), questo mese nei teatri fiorentini.

Un amore incommensurabile verso l’esistenza e, contemporaneamente, l’incapacità di affrontarla. Sarah Kane (1971-1999) si dedica completamente al teatro durante i suoi 28 anni di vita: testi duri e violenti, in cui sbatte in faccia una realtà sociale fatta di depravazioni, supplizi, morbosità e alienazione. I personaggi delle sue opere sono al centro di un crudele gioco a sfondo erotico e in questa attività sessuale esiste sempre colui che abusa, che tortura, che reprime.

Sarah fa parte del gruppo degli “Angry Young Men” (gli “arrabbiati”): scrittori inglesi che dalla metà degli anni ’50 criticano le istituzioni politiche e sociali e denunciano un mondo ingiusto, incoerente e disumano. La giovane Kane si accoda a John Osborne, Harold Pinter e tanti altri, ma la sua rabbia arriva oltre. Così un giorno, ricoverata in ospedale per crisi depressive, decide di farla finita, non prima di dichiararlo al mondo intero con l’opera-confessione 4:48 Psychosis (Psicosi delle 4 e 48), questo mese di marzo allestito in ben due teatri fiorentini: Teatro Everest e Teatro delle Spiagge. Messo in scena da diverse compagnie, la traduzione della Nativi in Italia vide come protagonista Elena Arvigo diretta dalla regista Valentina Calvani.

Un flusso di pensieri indistinti, un monologo interiore dove Sarah descrive il suo stato di delirio, il suo capolinea, la sua incapacità di andare avanti. Sarah è omosessuale. Sarah è arrabbiata. Sarah è sfiduciata. Ma soprattutto è debole. Accusa chi le sta intorno di aver fallito perché non ha saputo aiutarla. Primo tentativo di suicidio (descritto nel testo): 150 pillole antidepressive e 50 sonniferi. Gli inservienti la salvano appena in tempo. Due giorni dopo, però, Sarah viene scovata nel bagno della sua camera: si è impiccata con i lacci delle scarpe.

Tra i migliori allestimenti internazionali si ricordano: nel 2006 il gruppo Tangram Theatre, che mise in scena il testo a Londra presso l’Old Red Lion Theatre e l’Arcola Theatre con la regia di Daniel Goldman, e nel 2008 l’adattamento polacco (con sopratitoli in inglese) portato all’Edinburg International Festival dalla Compagnia TR Warszava, interpretato da Magdalena Cielecka per la regia di Grzegorz Jarzyna.

Sarah Kane aveva deciso di morire e nulla e nessuno avrebbe potuto farle cambiare idea: “Mi faccio un’overdose, mi taglio le vene e poi mi impicco… così non potranno dire che era una richiesta d’aiuto”. Benché la sua sia una storia triste, è innegabile che la sua drammaturgia abbia tuttora un impatto sconcertante e avvincente. Fantasmi inconsci popolano la sua anima e le sue opere: stupro, masturbazione, bulimia, tortura, oscenità, malattia.

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