I dettagli nascosti di Piazza de’ Pitti che ogni fiorentino dovrebbe conoscere

Piazza de’ Pitti è un concentrato di storia e bellezza famosa in tutto il mondo. E racchiude tre dettagli che testimoniano storie di grandi letterati, mecenatismo e potere.

Quando mi trovo a girovagare per il centro di Firenze è come se mi perdessi in un labirinto di dettagli, storie, particolari a cui magari non riesco a dare un’immediata spiegazione ma che stanno lì, a portata di sguardo, per raccontarmi storie e curiosità apparentemente lontane fra loro ma che sono unite da un sottile fil rouge. È il caso di Piazza de’ Pitti: con la sua bellezza monumentale, le sue facciate, i suoi palazzi eleganti, il suo fascino senza tempo.

Sono almeno tre i particolari in cui mi sono imbattuto distrattamente – senza farci troppo caso – tra una camminata estiva in Santo Spirito e una birra all’aperto, ma che vale la pena approfondire.

Palazzo Temple Leader, il mecenate che fece grande Vincigliata 

piazza de' pitti

Non propriamente un dettaglio, anzi. Trattasi di palazzo dalla storia antica come il più celebre dirimpettaio, ma con un nome che di fiorentino ha poco e nulla: palazzo Temple Leader. Porta il nome di John Temple Leader, nobile inglese che trovò in Firenze la sua meta ideale. Più che lo storico palazzo, in questo caso, conta la storia di un uomo d’altri tempi. Grazie alle ingenti ricchezze di famiglia, Temple Leader si fece alfiere della ricostruzione e del rilancio di uno dei tesori collinari di Firenze: il castello di Vincigliata.

Acquistò le rovine alle pendici di Settignano e le trasformò in pochi anni in uno degli esempi massimi di revival gotico. Non solo, contribuì a dare forma a tutta la collina circostante rimboschendo l’intera zona secondo canoni armonici tipicamente ottocenteschi. Esattamente come appare oggi. Infine si ritirò alla Villa di Maiano, ristrutturando l’intero complesso e plasmando uno dei parchi all’italiana più invidiati nel Bel Paese.

Il palazzo di Dostoevskij e de L’Idiota

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Uno dei più grandi scrittori della storia abitò per un anno proprio in Piazza de’ Pitti: è il caso di Fedor Dostoevskij, che proprio al civico 18 completò uno dei suoi massimi capolavori, L’Idiota. Anche in questo caso, aguzzare la vista verso l’alto vi farà partecipi di una scoperta che testimonia orgogliosamente la permanenza dello scrittore russo nel centro di Firenze.

Una targa, appesa sul muro di uno dei palazzi simbolo al tempo di Firenze capitale, ne ricorda le fatiche letterarie consumate al suo interno. Rivelando un idillio plurisecolare tra Firenze e Mosca, testimoniato anche dalle parole dalla moglie che lo accompagnò durante il periodo fiorentino: “Alla fine del novembre 1868, ci spostammo nell’allora capitale d’Italia e andammo a stare nelle vicinanze di Palazzo Pitti. Il cambiamento ebbe un effetto benefico su mio marito e noi cominciammo ad andare insieme per musei, giardini e palazzi”.

L’ultimo stemma dei Pitti in città

piazza de' pitti

I Pitti, la ricchissima famiglia patrizia che aspirò in tutti i modi a surclassare gli storici rivali fiorentini, i Medici, in un’ossessione fatta di sfarzosità e grandezza, conclusero la loro parabola rovinosamente: in bancarotta. Non prima però di aver fatto costruire la reggia signorile più prestigiosa di Firenze, salvo poi, come nei migliori colpi di scena di grottesca drammaticità, venderla a prezzo stracciato proprio agli odiati Medici.

Cosa rimane oggi di quella famiglia di banchieri che sognavano una reggia degna di uno Zar? Beh, l’ultimo stemma dei Pitti: ancora visibile proprio nella piazza eponima. Ancorato ad un palazzo – frontalmente all’ingresso di Palazzo Pitti – rimane tuttora l’unico e malinconico testimone di una delle più grandi beffe della storia fiorentina.

Insomma, si dice che il diavolo è nei dettagli, vero, ma a Firenze lo è soprattutto la bellezza. Come in Piazza de’ Pitti. Basta aguzzare la vista.

credits foto: it.wikipedia.org/sailko – foto cover: it.wikipedia.org/jean christophe benoist

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