Bartolini Salimbeni, la famiglia fiorentina che si arricchì con l’oppio

Vi racconto come la nobile famiglia d’origini senesi fece fortuna in modo assolutamente spregiudicato nella Firenze tardorinascimentale. 

Nella consueta giratina della domenica pomeriggio, sono passata davanti al Palazzo Bartolini Salimbeni, tra piazza Santa Trinita e via Tornabuoni. Basta attraversare il ponte per imbattersi in uno degli edifici più importanti del ‘500 fiorentino, la cui facciata nasconde non poche curiosità.

Descritto dal Vasari come «il primo edifizio che fusse fatto con ornamento di finestre quadre con frontespizi e con porta, le cui colonne reggessimo architrave, fregio e cornice», il palazzo venne costruito dall’architetto Baccio d’Agnolo tra il 1520 e il 1523 per ordine della famiglia Bartolini Salimbeni che lo abitò fino ai primi dell’800.

bartolini salimbeni

La nobile casata, tra le più ricche della città di Siena, giunse a Firenze verso il ‘300, dove ben presto divenne leader nella produzione e commercio della lana.

L’abilità e la scaltrezza nell’arte mercantile furono i tratti distintivi dei Bartolini Salimbeni, ancora oggi ricordati come lavoratori instancabili e solerti. Non è un caso quindi che la famiglia scelse come motto personale «Per non dormire», una scritta enigmatica che si legge ancora oggi su alcune finestre del palazzo.

Prima che il poeta Gabriele D’Annunzio lo adottasse come motto personale, professando come la sua produttività artistica derivasse proprio da lunghe notti insonni, la frase veniva associata ad un curioso aneddoto.

Come è facile notare, il motto è accompagnato dall’insegna dei Bartolini Salimbeni, raffigurante un anello che racchiude tre papaveriSecondo alcuni infatti la frase non era solo un semplice richiamo alla loro leggendaria laboriosità, quanto piuttosto ad una pratica sleale grazie alla quale riuscirono ad accumulare un ingente patrimonio.

per non dormire

Si narra che, venuto a sapere dell’arrivo di un prezioso carico di lana, uno dei Bartolini Salimbeni decise di mettere in atto un astuto stratagemma: un sontuoso banchetto al quale invitò tutti i suoi mercanti rivali. Per essere sicuro di accaparrarsi il meglio del carico, Bartolini servì ai suoi ospiti vino e pietanze drogate con l’oppio, stupefacente dall’effetto soporifero che si ottiene proprio dai papaveri. 

Mentre gli altri dormivano, il giorno dopo l’astuto mercante si aggiudicò senza troppi sforzi la partita di merce che dette vita alla leggendaria fortuna della casata. D’altronde, si sa, chi dorme non piglia pesci. 

Credits foto: Arte.it (cover), Sailko

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