Alle porte co’ sassi: curiosità sulle mura di Firenze

Sotto molti aspetti le mura fiorentine costituiscono un mistero ancora irrisolto. Sebbene si tratti di un argomento complesso, provo a raccontarvi la storia delle cerchie murarie della città. 

Ciascuna porta di Firenze costituisce un tassello della mia vita, dalle giornate trascorse all’ombra della torre di San Niccolò fino all’amata/odiata Porta Faenza, passaggio obbligato del percorso mattiniero per arrivare a scuola.

Al di là delle associazioni proustiane, le mura di Firenze non sono soltanto dei meri catalizzatori del traffico cittadino, ma rappresentano alcune delle vestigia più affascinanti della città. Punto per punto, o meglio cerchia per cerchia, provo a far luce su quel che rimane dell’antico sistema difensivo di Firenze.

Prima cerchia

Sebbene persino il numero totale di cerchie costituisca ancora un argomento controverso (alcune fonti parlano di 4, altre ancora di 6), è comunque certo che l’opera di fortificazione ebbe inizio in epoca romana per protrarsi quasi ininterrottamente al 1333, anno del completamento della cosiddetta cerchia di Arnolfo di Cambio. 

La traccia degli scavi che hanno rinvenuto i resti della prima cerchia è ancora oggi visibile sulla pavimentazione stradale in via del Proconsolo, all’altezza di Badia Fiorentina. A testimonianza di questa originaria cerchia romana si trova il nome di via Por Santa Maria, una delle quattro porte esistenti all’epoca. 

Seconda cerchia

In seguito alle invasioni barbariche e alla guerra gotica, si decise di costruire una seconda cinta muraria, conosciuta come la cerchia bizantina, eretta dai greci nel 550. Un costruzione più piccola rispetto alla precedente, per via della decimazione subita da Florentia ad opera delle orde di barbari. Secondo alcuni, di questa cinta rimarrebbe oggi la bellissima Torre della Pagliazza in piazza Elisabetta. 

mura di firenze

Terza cerchia

Si tratta della cerchia carolingia, risalente all’epoca di Carlo Magno. Pur non essendo rimasti segni visibili, pare che riprendesse in buona parte il perimetro della prima cerchia. 

Quarta cerchia

Ovvero la cerchia antica cantata dal sommo Dante Alighieri nel XV canto del Paradiso. Nel celebre episodio il poeta si trova nel cielo di Marte, dove risiedono gli spiriti dei combattenti per la fede. Qui incontra il suo trisavolo Cacciaguida, che si abbandona ad un elogio della Firenze antica. 

Nello specifico, queste mura di Firenze furono sostanzialmente un rafforzamento di quelle precedenti, includendo il porto fluviale nei pressi di Palazzo Castellani. Come ricorda commosso il personaggio di Cacciaguida, l’amata cerchia antica proteggeva una città non ancora insanguinata dalle lotte intestine e in fermento economico. 

Quinta cerchia

Una probabile porta ancora esistente di questa cerchia è l’Arco di San Pierino: nel XII secolo la protezione della città aumenta, andando a inglobare anche un tratto di Oltrarno. Dai 20 dell’epoca romana, si sono ormai raggiunti i 75 ettari.

Sesta cerchia

Arnolfo di Cambio, coadiuvato da altri illustri artisti come Giotto, edifica questa cerchia, portando fino la città fortificata a ben 430 ettari: le mura diventano lunghe 8 km e alte ben 6 metri, con 12 porte di 35 metri d’altezza. I lavori dureranno fino al 1333, perimetrando quello che conosciamo come centro storico di Firenze.  

L’opera di fortificazione terminerà ufficialmente nel corso del ‘500, con l’edificazione della Fortezza da Basso e di Forte Belevedere, mentre l’ultima porta venne aperta in fondo a via della Scala nei primi dell’800, della quale resta il nome di via delle Porte Nuove. Queste furono poi demolite nel 1870 ad opera di Giuseppe Poggi, insieme a tutte le mura di qua d’Arno, per far realizzare i nuovi viali di circonvallazione che subentrarono al posto delle antiche mura di Firenze. 

Credits foto: Alessandro Giannini (cover), Sailko

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