A caccia dell’affresco scomparso di Porta Romana

Un’opera nascosta e un’altra creata dopo un concorso. La storia degli affreschi di piazza della Calza, tra pittori contemporanei e artisti antichi.

Fin da bambino mi ha sempre colpito questo dettaglio (che, ho scoperto, sfugge ai più), soprattutto per la piccola finestrina che si apre al centro. Basta varcare Porta Romana, entrando in piazza della Calza, alzare il naso per trovarselo davanti.

Un affresco tracciato sulla facciata della casa che guarda la porta: ci sono proprio tutti, i grandi fiorentini del passato (Dante, Giotto e Masaccio, per citarne alcuni) e, dall’altra parte rispetto piccola alla finestra, i fiorentini di metà del Novecento (l’artista Ottone Rosai e lo scrittore Giovanni Papini).

È bastata una ricerca per ricucire insieme tutti i dettagli, scoprendo la storia che si nasconde dietro questa opera.

L’affresco scomparso di Porta Romana

Partiamo dall’inizio. Mentre l’affresco che vediamo ancora oggi risale a metà del Novecento, al suo posto nel Seicento ne esisteva un altro. Era nello stesso punto, sulla facciata della palazzina che domina la piazzetta e che si trova “incastrata” tra via de’ Serragli e via Romana. Il dipinto dava il benvenuto a chi entrava dalla porta sud di Firenze.

Affresco di Porta Romana Firenze

Cosimo II lo commissionò a Giovanni da San Giovanni (al secolo Giovanni Mannozzi), lo stesso pittore che guidò un team di artisti per decorare il palazzo dell’Antellla (quell’edificio che trovi sulla destra in piazza Santa Croce, guardando la basilica, famoso anche per un inganno prospettico).

Purtroppo con il passare dei secoli l’opera si andò via via scolorendo. Una guida alla città di Firenze che risale al 1850, la definiva come “superba”, nonostante fosse danneggiata dalle intemperie. Un secolo più tardi fu staccata dalla facciata, anche se non è chiaro dove sia finita adesso.

Per la cronaca: l’affresco raffigurava un’allegoria di Firenze, seduta in trono con accanto Siena e Pisa.

Artista cocciuto

Su Giovanni da San Giovanni si narrano anche alcune storielle divertenti. Secondo la tradizionale, l’artista sarebbe stato molto scontroso. Si racconta che distrusse la prima versione dell’affresco di piazza della Calza per ripicca: tutti i fiorentini che passavano davanti all’opera si complimentavano con Giovanni per il suo lavoro.

Lui, per tutta risposta, distrusse l’opera tra le grida dei passanti, perché non la riteneva all’altezza. Poi si rimise al lavoro, creando la versione definitiva.

L’affresco di Mario Romoli in piazza della Calza

Affresco di Mario Romoli in piazza Calza, Porta Romana a Firenze

L’affresco che vediamo oggi è frutto di un concorso. Nel 1953 il Comune lanciò un bando per mettere agli ingressi della città opera d’arte dedicate alla tradizione di ospitalità di Firenze.

Per Porta Romana il concorso fu vinto da Mario Romoli, che raffigurò la vita culturale della nostra città nel corso dei secoli, mettendo a confronto le personalità della Firenze medioevale, rinascimentale e contemporanea. Se guardi bene riconoscerai tra le figure anche Dante, Masaccio, Giotto e Leonardo.

Sull’altro lato gli intellettuali della metà del Novecento, tra cui il pittore Ottone Rosai, l’artista e scrittore Ardengo Soffici e lo stesso Mario Romoli.

Photo credit: immagine di copertina – Giuseppe Moscato; Porta Romana e affresco – Cna Nadia; affresco di Mario Romoli in piazza della Calza – Alessandra elle

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