3 cose che forse non sai su Ponte Santa Trinita

Sai proprio tutto su Ponte Santa Trinita? È stato definito uno dei ponti più belli di Firenze e nasconde un sacco di storie. 

Trìnita o Trinità, il caso del nome del ponte

Parto con il nome del ponte. Pur pronunciando correttamente la parola Trinità, riferita alla triplice essenza divina, i fiorentini sono soliti spostare l’accento sulla prima “i”. Deformazione linguistica o reminiscenza latina? Chi lo sa, sta di fatto che questo modo di nominare il ponte e l’omonima chiesa sopravvivono ancora.

L’opera è di Michelangelo o Ammanati?

Un altro interrogativo che come una spada di Damocle pende su Ponte Santa Trinita è se l’opera sia attribuibile a Michelangelo o all’Ammannati che, nelle curvature della struttura, avrebbe adottato la “curva catenaria” di concezione michelangiolesca (che ritrovi nelle Cappelle Medicee). È stata forse questa la causa principale dell’errata attribuzione.

Ponte santa trinita, le statue allegoriche

Alcuni comunque dicono che il progetto sia di Michelangelo e che della costruzione se ne sia occupato l’Ammannati. Su una cosa però si può stare certi: Ponte Santa Trinita è di una bellezza disarmante. Uno dei motivi del suo fascino deriva dai piloni che non sono ad eguale distanza tra di loro. Come se l’Ammannati, nel collocarli nei punti migliori, avesse studiato le correnti del fiume.

Non solo: a regalare austerità ed eleganza al ponte, ci pensano le 4 statue allegoriche agli angoli che simboleggiano le stagioni.

La distruzione di Ponte Santa Trinita

Il ponte che oggi ammiriamo, tuttavia, non è quello originale che fu distrutto nel corso dell’ultimo conflitto mondiale dopo essere crollato già più volte. Ponte Santa Trinita ricostruito (e inaugurato nel marzo del 1958) risulta però identico all’originale grazie anche all’azione minuziosa del Comune di Firenze che, all’epoca, fece analizzare i dettagli della struttura per consentire una riproduzione che fosse il più fedele possibile a quello dell’Ammannati (o di Michelangelo?).

Photo credit: Giuseppe Moscato (cover); wikimedia (immagine interna)

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