Una vita al massimo. I 65 straordinari anni di Iggy Pop

Il 21 Aprile compie 65 anni una delle figure più amate e discusse della storia della musica, Iggy Pop. Ecco il nostro omaggio all’Iguana del rock.

All’anagrafe James Newell Osterberg Jr., quello che pare uno scioglilingua è il vero nome dell’icona, del mito: Iggy Pop. Una personalità straripante, sfacciata, energica, di un masochismo (auto)lesionista: iconoclasta innovatore del rock per un paio di decenni almeno. Indistruttibile combattente dall’animo anarcoide e punk.

E pensare che i suoi 65 anni cadranno il giorno del Record Store Day – quando in tutto il mondo si celebreranno i negozi di dischi – a cui parteciperà rilasciando un vinile speciale (a edizione limitata) per i suoi numerosissimi fan. Un uomo, un artista che non conosce il significato della parola fine.

Eppure di lunghi declini, improvvisi scivoloni e crisi d’ogni sorta Iggy ha fatto il suo marchio di fabbrica nell’arco di una carriera impareggiabile: arrivando alla terza età quasi per selezione naturale. Una pelle troppo dura per essere scalfita dagli anni, dalle ferite, dalle droghe e dall’alcool; un personaggio che per certi aspetti non pare reale: un Dorian Gray del sadismo, pronto a frantumare regole civili, establishment e amplificatori. Costantemente a petto nudo.

Un uomo per cui l’industria mondiale delle T-Shirt sarebbe miseramente fallita da decenni, ma grazie al quale la scena rock non è più la stessa dalla fine degli anni ’60 in poi. Un rivoluzionario dell’approccio alla musica, alla composizione, alla performance e al sound. Quello sporco, disturbato, sgradevole e semplicemente irresistibile degli Stooges con cui ha scritto pagine leggendarie, solcando terreni mai intrapresi fino a quel momento.

Diventando voce (sporca) e icona di una città industriale come Detroit dimenticata da tutti nel periodo di Woodstock: fatta di miseria diffusa, violenza e droghe ad ogni angolo. Un nightclubbing nell’incubo (sub)urbano a stelle e strisce. L’Iguana – nato da famiglia povera su una roulotte nel grande Nord americano – affronta la musica con questo spirito: interpreta il rock come un pugile dato per spacciato, che non ha nulla da perdere.

Poco compreso dai contemporanei, regala album che poi diverranno pietre miliari col tempo. Si abbandona a un oblio fatto di eccessi fisici e oltraggi a tutto e tutti: fra sangue lasciato sui palchi, stage diving e un mix terribilmente cool di blues e garage primigenio. Un capostipite blasfemo.

Un uomo che lascia il segno. Ovunque. The Stooges, Fun House e Raw Power: sono i 3 album-discografia degli Stooges che finiscono nei cestini della maggior parte dei negozi di dischi, che solo dopo un decennio finiranno, invece, in tutte le classifiche mondiali dei migliori dischi di sempre. Così, dopo lo scioglimento per devastazione degli Stooges, Iggy vaga. Come un reduce di guerra senza meta fra i boulevard di Los Angeles.

Vivendo di espedienti, pestaggi e ricoveri neuro-psichiatrici. Lust for life, la chiamerà di lì a poco: grazie a David Bowie, che intuendone le potenzialità, lo prende, lo lega e lo porta con sé nell’irripetibile Berlino dei ’70s. Ne usciranno due dischi spiazzanti e geniali: The Idiot e Lust For Life. Il primo dei due sarà l’album preferito di Kurt Cobain, e l’ultimo ascoltato da Ian Curtis prima del tragico suicidio.

Un’eredità enorme, forse ancora non del tutto compresa oggi: adorata da amanti del punk, del rock, del blues, della new wave e dell’elettronica. Ma ormai è una star internazionale, un modern guy trans-generazionale buono per capire dove il rock (e il fisico umano) può arrivare, mischiarsi, sorprendere e resuscitare.

Il resto, è storia. Oggi più che mai.

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