Noa live al Teatro Verdi il 20 ottobre. La nostra intervista

La cantante israeliana Noa torna sui palcoscenici italiani, dopo l’uscita del suo ultimo album “Love medicine”. L’abbiamo intervistata a pochi giorni dal suo concerto fiorentino. Ci ha raccontato di Papa Giovanni Paolo II, di Roberto Benigni e del suo amore per la musica napoletana.

Ci racconti un po’ del tuo ultimo album “Love medicine”? Perché questo titolo?

Love medicine” è il mio 14° album in studio, insieme con mio collaboratore musicale di sempre, Gil Dor, chitarrista, arrangiatore e produttore. Il titolo è il nostro desiderio che la musica, quando è fatta con onestà e amore, sia una medicina per l’anima.

Il progetto comprende brani ispirati da luoghi e persone interessanti, come “Nothing like the sun” e “Happy Song” ispirate da Milton Nascimento e Joao Bosco, e una versione ebraica del brano di Gilberto Gil intitolato “Peace”. Tutte e tre sono canzoni tributo al Brasile e ai suoi grandi artisti.

Quali sono gli artisti internazionali che hanno collaborato con te alla realizzazione dell’album?

Sono davvero tanti. C’è, ad esempio, uno splendido nuovo brano di Pat Metheny, di cui ho scritto il testo (uno schizzo poetico dell’uomo e del suo genio). Poi un duetto con il grande cantante e cantautore spagnolo Joaquin Sabina, che Gil ed io ammiriamo enormemente.

L’album include inoltre due covers: una è il grande classico delle Bangles “Eternal flame”, scritta e dedicata al mio amico Billy Steinberg. L’altra è meno conosciuta ma è una canzone meravigliosa di Bobby McFerrin, col quale ho avuto l’onore di dividere il palco l’anno scorso.

Parli anche della vita del Papa Giovanni Paolo II. Perché questa scelta?

Sì, ci sono cinque canzoni che io e Gil abbiamo scritto originariamente per un progetto sulla vita di Papa Giovanni Paolo II. I brani sono tra i migliori che abbiamo mai scritto. Chi avrebbe mai scommesso che una ragazza ebrea, israeliana, yemenita, dal Bronx avrebbe scritto musica, raccontando la storia di un giovane prete polacco che, suo malgrado, sarebbe diventato il più potente leader del mondo cattolico?

Ho trovato molti episodi ispiratori nella storia di Karol Wojtyla, che adesso sono mie canzoni: la perdita di sua madre da piccolo, l’amore adolescente con una ragazza ebraica , molti suoi dubbi sul futuro e una drammatica esperienza nella seconda guerra mondiale in cui Wojtyla perse amici cari e aiutò altri a salvarsi la vita.

L’ultimo brano dell’album, tratto da un musical, è il mio messaggio ai miei ascoltatori. Messaggio che ho portato con me per tutta la mia carriera, la torcia con la quale vivo la mia vita e spero gli altri scelgano di fare lo stesso: “ama il tuo prossimo come te stesso”.

Hai già citato Pat Metheny, che tra l’altro ha prodotto il tuo primo album vent’anni fa.Che cosa è cambiato nel lavorare con lui dopo tutti questi anni?

Pat è sempre lo stesso uomo incredibile di sempre. Un grandissimo artista, al 100%. La sola differenza è che ora entrambi abbiamo tre figli ciascuno.

noa la vita è bella

Il pubblico italiano ti ama molto e dopo il 1997 con “Beautiful that way” (colonna sonora del film “La vita è bella” di Benigni, vincitore dell’Oscar, ndr) ancora di più. Com’è avvenuto l’incontro con Roberto Benigni?

È stato uno dei momenti magici della mia vita. Tutto è cominciato con Nicola Piovani che ha apprezzato molto il nostro album “Calling” che quindi mi ha chiamata dopo aver deciso di trasformare uno dei suoi temi musicali nella colonna sonora che poi ha vinto l’Oscar. Io ho scritto i testi, Gil Dor l’ha arrangiata e l’abbiamo registrata a Tel Aviv.

A quel punto è avvenuto l’incontro con Benigni, che è stato incredibile, divertente e pieno di energia buona, proprio come è lui stesso. Eravamo così felici che gli piacesse la canzone! L’amicizia con questi due grandi artisti (Nicola e Roberto) è davvero un regalo per me, e un grande onore.

Nel 2011 hai registrato “Noapolis” un album di canzoni in dialetto napoletano. Perché questa idea?

Prima di tutto, per ringraziare il pubblico italiano per l’amore che mi ha sempre dimostrato negli anni. L’Italia è da sempre il mio paese preferito, la mia seconda casa. Secondo, perché le canzoni napoletane sono meravigliose. Terzo, perché amo Napoli e la cultura napoletana. Quarto, perché trovo un legame profondo tra questa cultura e quella ebraica.

Sei conosciuta in tutto il mondo per il tuo impegno per la pace e i diritti civili. Quale messaggio vorresti continuare a lanciare con la tua musica?

Ci sono grande instabilità e incertezza nel mondo oggi. Credo che abbiamo un grande bisogno di azioni positive. Moderati e pacifisti dovrebbero alzarsi e muoversi in massa.

Vedo una marcia di milioni di persone, come Gandhi, Martin Luther King… che protesta contro la dominazione totale dell’estremismo, la dominazione delle religioni, l’avidità e la corruzione, la debolezza e la viltà dei nostri leader politici, e che chiede la pace!

Per me la peggiore cosa da fare è non fare niente. E più la maggior parte delle persone buone non farà niente, più questo mondo diventerà un posto pericoloso.

NOA in concerto
Con Gil Dor (chitarra), Adam Ben Ezra (contrabbasso), Gadi Seri (batteria).

Lunedì 20 ottobre 2014, ore 21.15
Teatro Verdi, Via Ghibellina 99, Firenze
Biglietti da 20 euro

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