1111111

I 60 anni di Joe Strummer. E di come cambiò Firenze

Il 21 Agosto del 1952 nasceva ad Ankara John Graham Mellor. Per tutto il mondo Joe Strummer: poeta anarchico di protesta e libertà. Sotto forma di musica.

The only band that matters”: questa la fortunata frase che accompagnerà i Clash di Joe Strummer negli anni; ma la storia del leader e fondatore di una delle più straordinarie band della storia della musica è ben più complicata. E tocca, a modo suo, anche Firenze. Ma andiamo con ordine.

Gli esordi: una vita da busker, la rivoluzione punk e i Clash

L’inizio di una delle più incredibili parabole dell’universo del rock prende il via dai palazzi occupati di una Londra caotica e in costante fermento, come il 101 di Walterton Road. Un bizzarro e trasandato edificio che permise a Strummer di metter su la forma primordiale di quello che sarà: The 101’ers. Un gruppo di squatter, di busker (suonatori di strada) che vivevano secondo regole sociali comuni, in violento contrasto con quelle dell’establishment.

Fra live improponibili, furti, proteste, case sfasciate, arresti, personaggi e droghe d’ogni tipo, Joe incontra Paul Simonon e Mick Jones, che di lì a poco comporranno il leggendario quartetto: The Clash. Lo scenario è pronto: Londra è un collettore primigenio di proto-punk, alternative e sound fortemente destabilizzante.

Un laboratorio a cielo aperto, carico di dinamite. Nel giro di mesi il punk inizia a diffondersi – nell’aria e nei costumi – dalle periferie dei club più sgangherati fino alla City. La scintilla scocca. E’ il 1976, nascono i Clash: London’s burning.

I live, il rock politicizzato e London Calling

Rimasti folgorati dai Sex Pistols, Strummer e i suoi Clash debuttano con un LP che rappresenta un compendio di quell’anarcoide fenomeno sociale e culturale che stava scuotendo le piazze del mondo: il punk. ”The Clash” catalizza con quattro accordi il furore del disagio sociale di un periodo di crisi economica, che vedeva nella paura dello straniero e del diverso il suo spauracchio e in Margareth Thatcher la sua redenzione.

White Riot, Complete Control, London’s burning, I’m so bored with the USA: l’album è una bomba ad orologeria contro il cuore del sistema. Mette a nudo le contraddizioni e le volgarità delle abitudini del conformismo anglosassone, e spiana la strada al capolavoro di lì a poco: London Calling.

E’ il dicembre del 1979 e la rivoluzione punk, coerentemente coi propri slogan, è già morta in tenerissima età. Strummer, come al solito, va controcorrente. Innova. Dalle ceneri della protesta distruttiva da city rockers, crea l’album più importante e ambizioso del decennio. La band diventa più consapevole dei propri mezzi e scopi, ma senza smentirsi né dimenticare le origini.

Fra reggae, dub, jazz, ska, rocknroll, punk e alternative Strummer e Jones compongono uno dei più grandi dischi mai realizzati. La mano sinistra di Joe non era mai stata così ispirata.

Straripante di pezzi e testi immortali, carico di lucidissima critica alla società dei consumi e all’edonismo reaganiano, con l’orecchio rivolto a tutte le culture insediate nell’ormai multiculturale Europa. Un lavoro mastodontico, irresistibile e spiazzante: la ricchissima personalità di Strummer incisa su vinile.

Sandinista!  E la conquista degli USA

London Calling è il turning point da cui poter spiccare il volo. E Joe Strummer lo sa, e di nuovo coerente con sé e la sua poetica, rischia. Rilancia: nel 1981 esce Sandinista!, un triplo CD che porta gli occhi del mondo in un posto sconosciuto come il Nicaragua, dedicando titolo e copertina ai guerriglieri per l’indipendenza dello stato centro-americano. Schierandosi, senza compromessi. E lanciando una riflessione sulla vera natura del potere, più che contro quest’ultimo.

Un’opera oceanica e irriverente, che gronda culture e sub-culture musicali da ogni secondo di registrazione. Insieme a London Calling influenzerà migliaia di gruppi a seguire, pur rimanendo molto più difficile all’ascolto complessivo.

Ma il terreno è fertile, Strummer (finalmente) può salpare alla conquista dell’America. Un sogno che aveva sempre covato. E’ il 1981, arriverà a New York e succederà di tutto: la città si fermerà per assistere allo show di una rockstar mai vista, che girava in taxi per Brooklyn, Harlem e il Bronx. E che attaccava i concerti con frasi come: ”You make, you buy, you’ll die. That’s the motto of America”. Provocando un finimondo di energia e tensione nel pubblico.

Joe Strummer incontra Andy Warhol, 1982

The Mission Impossible tour: Firenze, 23 maggio 1981

È così che Joe Strummer e Mick Jones, ormai i Lennon e McCartney della rivoluzione reietta del rock, sbarcano a Firenze. È il 23 maggio 1981, la curva Ferrovia dello Stadio Comunale come palcoscenico e 13.000 persone ad assistere. Firenze inizia a riempirsi di bizzarri personaggi, un mix irripetibile di freaks, dark, punk e ascoltatori di ogni estrazione e luogo. Una Woodstock del punk in versione bonsai.

Lo spettacolo lascerà un segno indelebile in città. Ancora oggi, ogni 10 anni, esiste un vero e proprio ritrovo dei reduci di allora: ogni 23 maggio sotto la curva Marione. I Clash scossero Firenze come nessuno, Joe Strummer con la sua carica (in)naturale propose il meglio del repertorio e l’attacco rimarrà nella memoria collettiva per sempre: al buio, sulle note di Per qualche dollaro in più di Ennio Morricone, attacca London Calling. E la terra inizia a tremare.

biglietto The Clash live Firenze, 1981

Un live fondamentale – non certo per la perizia tecnica – ma perchè rappresentò una cesura per Firenze. Il punk era finito, i Clash stessi l’avevano appena sancito: si entrava nel decennio d’oro cittadino, gli anni ’80 della new wave. Di lì a 4 mesi aprirono la Mecca dell’alternative (il Tenax), moltissime radio e riviste indipendenti e i Diaframma ed i Litfiba debuttarono in studio. Insomma, l’alfiere del combat rock oltre a creare un feeling mai ripetuto col pubblico cittadino, fece da apripista ad un fermento artistico nuovo ed imprevedibile.

È l’anno che lancerà Firenze come capitale culturale italiana prima, ed europea poi (1984). Un caos primigenio che mancava della scintilla per esplodere: quelle due ore orchestrate da Strummer, tirate e potenti come un uppercut. K.O. tecnico per la vecchia Firenze attaccata al folk e a concerti prevalentemente tradizionali. Aprendo la strada ad una lunga stagione di live leggendari (Kraftwerk, David Bowie, Iggy Pop…) che fecero della città una piccola capitale invidiata di cultura e musica.

Ma the future is unwritten, così Joe Strummer si spense il 22 dicembre 2002, a 50 anni – dopo la distruzione dei Clash, nuove avventure coi Mescaleros e periodi di crisi e rinascita – portato via nel sonno da un arresto cardiaco. Lasciando un vuoto incolmabile.

In conclusione, la profetica chiusura di quel concerto rimane oggi la più bella testimonianza di una personalità e di un artista unico che stregò anche Firenze: «Remember that you, Florence, can consider yourself fortunate».

Share on Tumblr


Partecipa alla discussione