Fab Four. The Smiths, i quattro migliori album

In vista della grande estate fiorentina, ecco uno sguardo speciale sulle migliori opere dei big in programma a Firenze. Primo appuntamento, The Smiths.

Steven Patrick Morrissey, o Moz per i fan, si esibirà live dalle nostre parti l’11 Luglio prossimo. Senza dubbio, uno degli eventi più attesi per un artista fra i più influenti ed amati della scena alternative e brit mondiale. Un nome legato indissolubilmente alla band che l’ha reso una superstar planetaria: The Smiths.

E anche live, non mancheranno pezzi della mitica compagine di Manchester degli anni ’80. Di seguito i Fab Four da tenere a mente. E a portata d’orecchio.

4 – STRANGEWAYS, HERE WE COME (1987)

Partiamo dalla fine: l’epitaffio artistico di Moz&co. arriva dopo appena sei anni di carriera assolutamente innovativa, classica e di nicchia al tempo stesso. Un bell’album tutto sommato, Strangeways, here we come: spesso snobbato, decisamente il disco meno riuscito e completo, ma comunque un’opera rigorosa, matura. Orientata al pop, ma con qualche novità di rilievo nel sound.

Traccie da ricordare: Girlfriend in a Coma, e la profetica Stop Me if you think you’ve heard this one Before.

3 – THE SMITHS (1984)

L’album di debutto, la perla che esce all’improvviso dal plumbeo, uggioso e deprimente cosmo di Manchester ai tempi della Thatcher. Un concentrato di quello che sarà la musica alternative, di quello che sarà il brit-pop da lì in poi. Una cesura epocale: testi raffinatissimi, ironici e provocatori; linee di basso irresistibili in primo piano. C’è tutto il talento pronto ad esplodere della magica accoppiata Morrissey&Marr.

Tracce da ricordare: Hand in Glove e Still ill.

2 – MEAT IS MURDER (1985)

Il secondo LP, l’opera di maturazione che fa gridare al capolavoro. Nel bel mezzo degli anni ’80, un disco pronto a diventare manifesto di un modo di comporre e scrivere musica in maniera indipendente e sfrontata: originale. Con melodie orecchiabili, lunghe linee di basso, chitarre sublimi e il timbro inconfondibile di Morrissey è un dolce naufragio nella malinconia (ricca di humour). E in pezzi straordinari.

Tracce da ricordare: Barbarism begins at Home, Nowhere Fast e The Headmaster Ritual.

1 – THE QUEEN IS DEAD (1986)

La pietra miliare degli ’80s che parlano inglese, all’ombra della Corona. Un disco grandioso, un classico intramontabile. Quasi impossibile capire quanti gruppi, in futuro, abbiano preso a piene mani da quest’opera: tanti, tantissimi. Fonte d’ispirazione, ascolto, sentimenti, sogni sfumati di malinconia e (dis)illusione per moltitudini di generazioni a seguire. Un evergreen di pura classe. Con una scaletta inzuppata di capolavori.

Tracce da ricordare: There Is a Light that Never Goes Out, Bigmouth Strikes Again e Cemetry Gates.

Morrissey. La strofa celebre:

And if a double decker bus, crashes into us, to die by your side is such a heavenly way to die. 

And if a ton ten truck, kills the both of us, to die by your side, well, the pleasure and privilege is mine. There is a light and it never goes out…

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