Contro l’omofobia: intervista a Mr Gay Italia 2013

Ho fatto quattro chiacchiere con il più bello del reame lgbt. Parla Giovanni Licchello, vincitore del concorso arcobaleno che non guarda solo ai muscoli. 

Dimenticate l’associazione tutto muscoli e niente cervello, perché per diventare Mr Gay essere belli non basta. Il più bello del reame lgbt deve infatti dimostrarsi difensore dei diritti degli omosessuali: il gay più rappresentativo d’Italia viene così scelto per visibilità e impegno sociale, non solo per le sue qualità estetiche. 

E quando Giovanni Licchello comincia a parlare, la sensazione che percepisco è proprio questa: un impegno vibrante e accorato, di chi sa bene che quella di Mr Gay Italia 2013 rappresenta molto più di una semplice fascia.

Mr gay italia 2013

Chi c’è dietro la fascia di Mister Gay Italia 2013?

Mi chiamo Giovanni Licchello, ho 26 anni e vivo a Brindisi, anche se sono originario di Ferrara. Verso i 17 anni sono andato via di casa e sono diventato calciatore in diverse squadre italiane. Attualmente lavoro come rappresentante di prodotti medici sempre qui a Brindisi. 

Come sei arrivato a questo concorso di bellezza?

Inizialmente ho vinto il titolo di Mister Gay Puglia, dunque mi sono presentato alla finale della 17° edizione di Mister Gay Italia al Mamamia di Torre del Lago. Si tratta di un concorso di bellezza, è vero, ma è molto diverso dagli altri: Mister Gay è un mezzo attraverso cui dimostrare come ognuno merita e ha il diritto di vivere liberamente, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.

La società deve essere educata a tutto questo e il concorso costituisce un’occasione di dialogo, magari anche con le istituzioni. Per me è stata un’esperienza bellissima, che rifarei tutta la vita, dove ho avuto modo di conoscere storie diverse e molto spesso tristi. Una delle persone che mi ha maggiormente colpito è Hussyien Adnan, il ragazzo iracheno che ha ricevuto il premio speciale Coraggio.

Adnan si è rifugiato in Italia, dopo essere scappato dal suo Paese a causa dalle ripetute violenze subite per via della sua omosessualità. Oggi a Torino ha trovato una splendida famiglia, composta da due favolosi papà, una coppia gay che gli hanno permesso di studiare e lavorare. 

Com’è la vita di un ragazzo gay in Italia?

Diciamo che l’Italia si colloca in una posizione intermedia, in quanto esistono paesi dove la situazione è nettamente peggiore, ma al tempo stesso è una società che ha ancora molto da imparare e deve essere educata. Spero io stesso di dare il mio apporto facendo di più, confidando anche in un intervento sulla legge Mancino del 1993, affinché possa essere migliorata.  

Progetti per il futuro?

Partecipare attivamente con tour e manifestazioni, anche con discorsi pubblici per sensibilizzare le persone, aprendo un dialogo formativo e soprattutto costruttivo, sperando che questa voce venga ascoltata anche dalle istituzioni. È il momento di agire. 

Credits foto: Repubblica Firenze

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