Vernacoliere, 30 anni di satira in 30 locandine

Il celebre mensile di satira livornese festeggia 30 anni. Noi vi raccontiamo 3 decenni di Vernacoliere attraverso 30 delle sue locandine più belle.

Impertinente, caustico, corrosivo, per alcuni troppo volgare: questo e molto altro rappresenta Il Vernacoliere, il mensile di Livorno che dal 1982 esce nelle edicole italiane.

Un giornale che ha fatto della satira esasperata il proprio baluardo, dove con un linguaggio irriverente e senza filtri è divenuto l’ironico interprete della grande tradizione vernacolare. Rimanendo ancora oggi un punto di riferimento nella stampa alternativa.

Vernacoliere locandina febbraio 1984 la topa non è reato

Nato da un’idea di Mario Cardinali, Il Vernacoliere (più precisamente Livornocronaca il Vernacoliere) reinterpreta da ben tre decenni la caotica realtà italiana, dalla politica ai fenomeni di costume, offrendone una visione umoristica e a tratti surreale, dove le sue famigerate locandine sono ormai divenute veri e propri oggetti di culto.

Manifesti satirici e provocatori, infarciti di campanilismi toscani e attacchi frontali al potere e alla sua corruzione, senza mai perdere il gusto del divertimento bruciante tutto labronico.

Vernacoliere locandina febbraio 2011

Il Vernacoliere rappresenta quindi la voce cartacea dei maledetti toscani, quelli col paradiso negli occhi e l’inferno in bocca, portando avanti il principio squisitamente anarchico di seppellire i potenti sotto una montagna di risate. Una satira che non conosce mezze misure, totalmente priva di freni e che al potere toglie gli allori, svelando al popolo come esso “grondi di lacrime e di sangue”.

Per raccontarvi 30 anni di questa ironia acuminata, abbiamo selezionato 30 delle migliori locandine del Vernacoliere. 30 copertine che ripercorrono la storia d’Italia, senza mai cadere nel banale, l’unica vera forma di volgarità del nostro quotidiano.

Manifesti dissacranti, feroci e imprevedibili. Quelli di un giornale che parla lo “scandaloso” dialetto livornese, che assume qui una valenza fortemente critica e soprattutto mai fine a se stessa. Una lingua toscana dunque, ma che con le sue 42mila copie di tiratura a numero diventa quella di un Paese.

Un dito nell’occhio, usando le parole del suo fondatore, dei potenti d’ogni scuderia e d’ogni cilindrata. Perché, si sa, «nel concetto dei toscani, chi non è un uomo libero è un uomo grullo». 

Il Vernacoliere -Livorno Cronaca
Mario Cardinali Editore srl

Sito ufficiale
Credits foto: Il Vernacoliere in rete, donzauker.it

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