Prossima fermata: Firenze Santa Maria Novella. Viaggio nelle stazioni fiorentine

Per molti fiorentini è la Stazione Centrale, per quasi tutti è anche una struggente canzone di Pupo. Ma la Stazione di Santa Maria Novella è, per molti aspetti, un simbolo di Firenze.

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L’area della Stazione di Santa Maria Novella è infatti la parte di Firenze, almeno nel centro Storico, che più ha visto cambiamenti urbanistici ed architettonici negli ultimi 100 anni, dando il pretesto (se mai ce ne fosse voluto uno) ai fiorentini di discutere, argomentare, contestare, approvare come è nel loro costume: dalla Stazione stessa alla Tramvia, dal primo grande parcheggio interrato della città alla mai amata Pensilina.

Santa Maria Novella stazione

La Stazione di Santa Maria Novella fu inaugurata nel 1935 al posto della esistente stazione granducale della metà dell’ottocento, chiamata Maria Antonia. SMN è riconosciuta come uno dei maggiori capolavori dell’architettura razionalista italiana, comunemente attribuito al solo Giovanni Michelucci ma in realtà opera del cosiddetto Gruppo Toscano, formato dallo stesso Michelucci, da Pier Niccolò Berardi, Nello Baroni, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri e Leonardo Lusanna, che vinse il concorso che il Comune di Firenze indisse nel 1932.

Il progetto non mancò di suscitare discussioni e polemiche: troppo moderno con quel fronte lineare, senza aperture se non la grande cascata di vetro che illumina gli spazi interni, che male si contrappone alla bellezza dell’architettura del Campanile e dell’abside della prospiciente Basilica di Santa Maria Novella. La scura pietra forte, il vetro, il bronzo non si rispecchiavano negli stilemi dell’architettura fascista.

SANTA MARIA NOVELLA FIRENZE

In realtà i progettisti scelsero quelle forme e quei materiali proprio per dialogare con la città che si apriva attorno alla nuova Stazione. Il fronte basso, orizzontale, del Fabbricato Viaggiatori si rapporta alla “massa” della Basilica nelle forme e nei materiali; la cascata di vetro si rapporta alla verticalità del campanile e, come questo, diviene punto di riferimento visivo, sia diurno che notturno, illuminandosi, per la parte di città che si sta creando attorno ad essa.

Gli interni sono un tripudio di preziosi marmi, provenienti in gran parte proprio dalla Toscana: marmo bianco apuano e marmo rosso dell’Amiata per la grande galleria di testa, il travertino di Rapolano, il marmo giallo di Siena; e poi il marmo verde ed il serpentino perlaceo delle Alpi. La semplicità e la linearità contraddistingue molti degli elementi di finitura e funzionali, appositamente progettati e realizzati in rame patinato, bronzo, legno.

Santa Maria Novella

La grande galleria di testa (106 metri di lunghezza, 22 di ampiezza), realizzata senza sostegni intermedi, è considerata ancora oggi una soluzione architettonica ed urbanistica di grande modernità: una strada urbana, aperta alle estremità, che diviene a tutti gli effetti uno spazio della città stessa, e non un “semplice” luogo funzionale alla sola Stazione.

Una architettura più moderna del proprio tempo giunta tuttavia a noi come fu immaginata, grazie ad un equivoco di non poco conto. Si narra infatti che le sempre più forti polemiche furono messe definitivamente a tacere da Mussolini stesso che apprezzò fortemente il progetto dato che, vista dall’alto, la Stazione sembrava un fascio littorio.

Che questa somiglianza fosse voluta o casuale (come sostenevano i progettisti stessi) non toglie niente al fatto che la Stazione di Santa Maria Novella possa, ancora oggi, essere ritenuta una delle più belle e importanti, dal punto di vista artistico ed architettonico.

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(credits foto: Adam Burt; Janex-Alba; Chris Sampson; Mary Kozlovski)

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