Leoni: i custodi di Firenze

Ecco un percorso alla ricerca dei Leoni che sorvegliano Firenze.

L’immagine tradizionale del leone che stringe fra le possenti zampe lo stemma fiorentino, riecheggia sicuramente nella memoria di chiunque abbia passato almeno qualche giorno nella culla del Rinascimento.

Il più famoso è senza dubbio il Marzocco di Donatello, la cui copia in Piazza della Signoria protegge con fare altezzoso il giglio rosso, stemma della città.

Se vi siete mai chiesti il perché del nome Marzocco, sappiate che anche Dante riporta la comune credenza che la statua di un leone sostituì, sul Ponte Vecchio, quella del Dio Marte che si perse nell’alluvione del 1333 (da cui, martocus cioè piccolo Marte).

 

 

L’immagine del leone venne scelta dalla Repubblica fiorentina, per dimostrare la propria potenza politica. Questo animale infatti sarebbe stato in grado di sbranare l’aquila, simbolo imperiale.

In Piazza della Signoria i leoni, spesso ignorati dai turisti distratti, controllano e proteggono con fare minaccioso la città. Due, di cui uno di epoca romana, sono i guardiani della Loggia dei Lanzi. Altri due, più piccoli e dorati,  sono posizionati in alto, sopra l’ingresso del Palazzo della Signoria e ne sorvegliano l’entrata.

Alzando lo sguardo, sulla torre di Arnolfo, ne scorgiamo uno rampante che osserva dall’alto la città. Il detto fiorentino “quando il leone piscia in Arno l’è acqua” si riferisce proprio al leone sulla banderuola che quando arriva il maltempo viene girato dai venti in direzione dell’Arno.

All’interno del Palazzo Vecchio, nella sala dei Gigli, attira la nostra attenzione un maestoso leone dipinto che stringe con la zampa l’insegna del Popolo Fiorentino. L’affresco, raffigurante San Zanobi e un ciclo di Uomini illustri, fu commissionato a Domenico Ghirlandaio  per celebrare la Signoria.

Intorno al 1280, in contrasto con il crescente potere della fazione ghibellina, si racconta che i fiorentini vollero collocare in Piazza San Giovanni una gabbia con un vero leone per sottolineare l’indipendenza di Firenze. L’animale un giorno scappò, seminando il panico per le vie della città, ma afferrato un bambino, lo riconsegnò senza un graffio alla madre e si fece ricondurre in gabbia.

Da quel momento a Firenze il leone fu custodito come un porta fortuna. I leoni aumentarono, e le gabbie vennero spostate dietro il Palazzo della Signoria in Via dei Leoni; nel Quattrocento se ne contavano addirittura 24.

Adottato dalla famiglia Medici, come simbolo di potenza , è stato più volte rappresentato sia a Palazzo Pitti che nel giardino di Boboli. Basta osservare la facciata per accorgersi delle teste leonine inserite sotto le finestre inginocchiate. Furono eseguite durante i lavori di ampliamento voluti da Cosimo I: iniziati nel 1558 da Bartolomeo Ammannati.

E la forza simbolica di questo animale e il legame con la città è ancora forte quando, nell’Ottocento, dalla fonderia del Pignone, escono i lampioni con zampe leonine che da allora illuminano i lungarni.

Partecipa alla discussione