Habemus Panzer! Chi è Mario Gomez, il bomber che ha fatto sbroccare Firenze

Mario Gomez alla Fiorentina. Finalmente il lieto fine di un’epopea estiva che ha assillato Firenze: tra finti avvistamenti, fantomatiche visite e una conclamata adozione a distanza. Ma chi è il bomber che ha (già) fatto impazzire Firenze?

Mario Gomez da Riedlingen: l’ossessione estiva di una città che quando vede viola diventa amabilmente irrazionale. Fino ad oggi, mai si era verificato un fenomeno di isteria collettiva a distanza per un tedesco originario del Baden-Wurttemberg.

Una fiction nella fiction del calciomercato, con unico protagonista un ragazzone tedesco dal nome spagnoleggiante: quando arriva Mario Gomez? Tormentone degno di Chi ha ucciso Laura Palmer? Per più di un mese, i sogni di una città in fermento calcistico rispondevano soltanto al nome del centravanti della Germania. E stavolta, come nei kolossal hollywoodiani, il lieto fine è arrivato.

Firenze aveva già adottato Mario. Per tutti Marione, o SuperMario – ormai soprannome- habitué per i calciatori più talentuosi – che ha voluto fortemente Firenze e la Fiorentina sbarcando qui dalla squadra più forte al mondo. Monaco di Baviera – Firenze sola andata: e stavolta nessun coup de théatre.

Mario Gomez con la maglia della Fiorentina, fotomontaggio

Mario Gomez, 28 anni il 10 luglio, è un personaggio che ha fatto subito scattare la Gomez-manìa tra i fiorentini. Serio, testardo, convinto che Firenze potesse essere il suo Eldorado sportivo ma non solo.

Innamorato della città fin da subito, ha rifiutato milioni dall’Inghilterra e da Napoli, preferendo sempre il Ponte Vecchio e il Ponte all’Indiano. Una scelta controcorrente, che lo ha eletto idolo dei tifosi ancor prima che pronunciasse una sillaba.

Mario Gomez, un bomber di spessore internazionale come non se ne vedevano da decenni dalle parti del Bar Marisa. Mario Gomez, un personaggio non banale. Oltre ai 221 gol in Germania, arriva a Firenze da vero conquistador. Con qualche curiosità da raccontare.

Una moglie che si dice si sia innamorata subito di Firenze, spingendo fortemente per accasarsi sulle rive dell’Arno: comprando casa in zona Salviatino. È Carina Wanzung (nomen omen), 33enne top model tedesca di underwear: rimasta stregata dal fascino delle colline e dell’arte. La first lady gigliata con la sindrome di Stendhal.

Carina Wanzung, moglie di Mario Gomez

E poi lui, SuperMario: professionista esemplare, centravanti che sembra uscire da un album Panini degli anni ’50. Un allure da pubblicità di una marca di brillantina, o da comparsa nella pluripremiata serie tv Mad Men.

Testimonial internazionale per Hugo Boss. Ma uomo dalle parole mai scontate. Come quella volta che nel 2011 si espose pubblicamente, lanciando un appello ai calciatori gay: “Fate coming out. Non abbiate timore. Essere omosessuali non è più un tabù, penso che se si dichiarassero giocherebbero con maggiore libertà. Abbiamo già il vice-cancelliere che è gay, proprio come il sindaco di Berlino”. Parole lontane anni luce dalle dichiarazioni medie di un Cassano qualsiasi.

Insomma, Mario Gomez è quel che Firenze voleva fin dall’inizio. Senza dubbi. Scatenando una ridda di voci inverosimile, sfociata in psicosi collettiva, sull’arrivo di un tedesco atipico in zona Franchi. Al Bar Marisa c’è già chi parla di terzo scudetto o di Europa League in cassaforte.

Quel che è certo è che Firenze – sui social network e sui siti – oltre alla passione incontrollata per la maglia viola e il suo panzer, non si fa mai mancare l’ironia. È così che Mario Gomez è già diventato George McFly: protagonista insieme al figlio del cult anni ’80, Ritorno al Futuro.

Mario Gomez - Mcfly

Oltre alla somiglianza che fa tanto ballo liceale a ritmo dei Platters, Gomez è già un tormentone musicale da oltre 200.000 visualizzazioni: Ecke & Tor – Mario Gomez. Un (atroce) pezzo dance dal vaghissimo retrogusto di tango, condito con parole spagnole a casaccio. Poco importa: anche questa, è già manìa.

Ci scuseranno tutti gli altri giocatori, ma Firenze pare aver già fatto la sua scelta: habemus Panzer! Ed è già tempo di ringraziamenti. Come nel super-cult cinematografico di Benigni e Troisi: “Grazie, Mario. Ho voluto più bene a te che…uguale, uguale”.

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