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Gli eretici fiorentini

Dal Medioevo fino all’Ottocento l’Europa è stata attraversata dalle eresie. Tra roghi, battaglie a fil di spada e di retorica, vi raccontiamo i più importanti eretici fiorentini.

Girolamo Savonarola, un domenicano tra gli eretici

Un uomo che ha fatto rizzare i capelli a Pico della Mirandola e Lorenzo de’ Medici non è da prendere alla leggera. Savonarola era un frate domenicano fin dall’inizio molto lontano dall’ortodossia e molto vicino ad ambienti eretici. Predicava sostenendo che la chiesa fosse corrotta e peccatrice nel profondo e profondamente doveva essere rinnovata.

Quando a Firenze si proclamò la Repubblica nel 1494 con la cacciata dei Medici divenne politicamente influente: i suoi sostenitori i Piagnoni, si aggiravano per la città punendo i peccatori.

Anche gli artisti, come Botticelli, dovettero cambiare stile per accontentare il frate, sostituendo i soggetti pagani dei quadri con tematiche religiose.

Nel 1497 venne scomunicato con una falsa accusa portata avanti dal figlio del papa Alessandro VI, Cesare Borgia. Il papa non disse mai che era stato proprio suo figlio, anzi cercò di portare a Roma Savonarola per salvarlo, dato che stava per perdere il sostegno francese e stava rinascendo il partito dei Medici. Non fece in tempo.

Il 28 Maggio 1498, insieme a due confratelli, dopo aver subito innumerevoli torture da parte del tribunale contro gli eretici messo su dai sostenitori dei Medici, fu arso sul rogo nell’attuale Piazza della Signoria.

Dopo molti secoli Savonarola venne riabilitato e anche Firenze gli ha dedicato una piazza. A noi restano i suoi scritti, ancora oggi attualissimi, quelli di un “profeta disarmato” che non aveva paura di denunciare la corruzione del potere e il declino dell’etica. 

eretici fiorentini

Cecco d’Ascoli, maestro degli errori

Come si evince dal nome non era fiorentino, ma abitò e morì qui (1269-1327). Fu filosofo ed astrologo ed insegnò medicina all’Alma Mater di Bologna. Venne accusato già di eresia e più volte difeso dai colleghi e allievi dell’università. Rimase per molti anni a servizio come medico di corte e astrologo per vari regnanti: Carlo II, Carlo duca di Calabria e anche papa Giovanni XXII.

Cecco si scagliò contro l’aristotelismo e la Divina Commedia di Dante, sostenendo che non consideravano la realtà, che non conoscevano la verità della scienza.

Per l’ascolano la verità stava anche nello studiare i filosofi arabi, vietati per i cristiani. In quel periodo i filosofi cosiddetti “pagani” analizzavano i fenomeni naturali quasi come scienziati illuministi. Probabilmente Cecco fu il più intellettuale tra gli eretici fiorentini.

Purtroppo i suoi studi e sopratutto la sua opera incompiuta l’Acerba, lo portarono davanti all’Inquisizione. Le cronache dicono che ad ogni accusa di “errore di eresia” Cecco rispondeva:”L’ho detto, l’ho insegnato lo credo.

Morì sul rogo a Firenze in Piazza Santa Croce il 16 settembre 1327.

Francesco Pucci, l’eretico girovago

Nato a Figline e appartenente alla famosa e ricca famiglia Pucci di Firenze, Francesco fu un letterato di stampo utopistico di fine ‘500.

Girò quasi tutta l’Europa studiando e dibattendo con tutte le dottrine cristiane dell’epoca. Sosteneva che tutte le eresie e le ortodossie in genere dovessero calmare gli animi e costruire una grande, unica e nuova religione cattolica.

Secondo la sua ultima opera doveva essere proprio la chiesa di Roma a portare avanti questo pensiero. Così viaggiò per presentare il suo libro a papa Clemente VIII, ma fu catturato prima a Salisburgo. Portato immediatamente a Roma conobbe in quelle carceri gli eretici Giordano Bruno e Tommaso Campanella.

Dichiarato eretico, venne decapitato e bruciato sul rogo il 5 luglio 1597 e, a differenza degli altri eretici fiorentini, venne giustiziato a Capo dei Fiori a Roma.

Credits foto: savonarolauffici.wordpress.com

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