Firenze e le sue vie. I canti fiorentini

L’antica toponomastica di Firenze è caratterizzata dai famosi «canti», termine con cui venivano indicati gli angoli tra due strade all’interno della città. Oltre 100 nomi che racchiudono storie affascinanti e singolari.

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Nella Firenze antica il termine «canto» – dal greco kanthos, ovvero «angolo» – veniva utilizzato per la denominazione stradale, andando a indicare l’angolo formatosi dall’incrocio tra due strade. I canti fiorentini costituivano i punti d’ interesse della vita cittadina, dove spesso erano collocate logge, conventi, botteghe e rinomate spezierie.

Le targhe che contrassegnavano queste zone figurano ancora oggi nelle strade fiorentine, spesso riportando i nomi e gli stemmi di famiglie illustri che avevano delle proprietà nei luoghi circostanti.

Tra gli oltre cento canti della città abbiamo scelto i 5 nomi più significativi, che racchiudono storie affascinanti e singolari. Una nomenclatura tutta particolare, portatrice della più sincera fiorentinità.

Il Canto degli Aretini

Dove si trova: via di Ripoli, all’angolo con via Benedetto Accolti

Nella zona di Firenze sud vi è un piccolo spazio verde, circondato da una ringhiera con al centro una colonna, denominato Canto degli Aretini.

Questo nome è legato ad una vicenda storica, precisamente alla battaglia di Campaldino (1289) tra Guelfi, prevalentemente fiorentini, e Ghibellini, fazione dove erano schierati gli abitanti di Arezzo, i quali subirono una rovinosa sconfitta.

Oltre mille prigionieri vennero condotti a Firenze e chi non fu liberato morì in breve tempo nelle prigioni della città, per poi essere sepolto a lato di via Ripoli. La colonna venne posta nel 1921 per volontà del comune di Arezzo e sul piedistallo furono incise delle parole commemorative del poeta aretino Isidoro del Lungo.

Il Canto dei Bischeri


Dove si trova: angolo di via dell’Oriuolo con Piazza Duomo

La famiglia dei Bischeri era una delle più facoltose di tutta Firenze, di cui si ha notizie sin dal XIII secolo. I loro possedimenti erano collocati nella zona tra Piazza Duomo e via dell’Oriuolo, quell’incrocio che ancora oggi porta il loro nome.

Ai tempi in cui si decise di costruire la Cattedrale di Santa Maria del Fiore (1294 circa), i Bischeri erano proprietari di molte case nella zona dove la Repubblica Fiorentina aveva progettato l’edificazione del Duomo: il governo decise allora di offrire loro un’ingente somma di denaro per acquistarle tutte e liberare così l’area.

Si racconta che la famiglia rifiutò l’offerta, per tirare ancora sul prezzo; alla fine però il governo fiorentino, stanco delle loro eccessive richieste, decise di espropriare le case, per poi risarcire i Bischeri con ben pochi fiorini d’indennizzo.

Secondo un’altra popolare versione invece, un incendio distrusse completamente il quartiere, lasciando così i Bischeri, che non avevano voluto cedere all’esproprio, senza casa e senza il becco di un quattrino.

Da allora in Toscana il termine «bischero» indica una persona poco furba e tendente all’ingenuità.

Il Canto della Briga

Dove si trova: angolo di via dell’Agnolo con via de’ Pepi

Situato nel quartiere di Santa Croce in Borgo Allegri, il Canto della Briga presenta un’origine incerta, probabilmente ricollegabile all’espressione «attaccare briga, litigare».

Il caos delle strade nel Medioevo, alimentato dalla litigiosità dei fiorentini, è rimasto impresso in questo curioso nome che rende bene l’idea dell’atmosfera di quel tempo. Il toponimo deriverebbe quindi dai litigi che avvenivano in questa zona di residenza popolare.

A fare da contraltare a questo c’è il Canto alla Pace, all’angolo di via de’ Pilastri con via di Mezzo e Piazza Sant’Ambrogio, il cui nome deriva dalla Compagnia di San Michele Arcangelo, che aveva sede nel piccolo oratorio vicino. La compagnia era detta appunto «della pace» perché, tra i suoi compiti, aveva anche quello di porre fine alle dispute fra gli attaccabrighe.

Il Canto dei Diavoli


Dove si trova: angolo tra via de’ Vecchietti con via Strozzi

Nel 1578 il mecenate Bernardo Vecchietti incaricò Giambologna di rimettere a nuovo il suo palazzo. Per l’occasione lo scultore fiammingo modellò anche due diavoletti, dei quali è rimasta solo una copia attualmente esposta al Museo Bardini, mentre una sua riproduzione campeggia sull’angolo del palazzo.

Secondo alcuni la statuetta, che in realtà rappresenta un satiro, sarebbe ispirata al Canto dei Diavoli, collocato all’angolo di via Strozzi. Il suggestivo nome di questo incrocio è a sua volta legato ad un aneddoto su San Pietro Martire.

Si racconta che al cospetto del domenicano sarebbe apparso un cavallo nero, poi lanciatosi al galoppo contro una folla dei fedeli, lì riuniti per ascoltare le parole del predicatore. La bestia altri non era che il Demonio sotto mentite spoglie, il diavolo tentatore che il frate riuscì a mettere in fuga con il segno della Croce.

Davanti a questo gesto di fede il cavallò dal manto oscuro si bloccò, per poi scomparire nel nulla proprio davanti al cantone di via de’ Vecchietti.

Il Canto alla Quarconia

Dove si trova: via del Canto alla Quarconia, angolo via de’ Cerchi e piazza Cimatori

L’ex Ospizio della Quarconia (1659), conosciuto anche come Casa dei Monellini o Ospizio di San Filippo Neri, era un’istituzione caritatevole fiorentina situata in via dei Cimatori. Essa offriva ricovero agli orfani vagabondi, assomigliando per questo motivo ad una sorta di riformatorio.

Il nome deriva probabilmente dall’espressione latina «quare quoniam», traducibile in italiano con «perciò e poichè», ovvero la formula introduttiva con cui si disponevano severi provvedimenti disciplinari nei confronti dei ragazzi, come la reclusione in celle speciali.

Fondato da Filippo Franci, un artigiano amico del granduca Ferdinando II de’ Medici, nel 1766 l’istituto venne dismesso e i fanciulli furono trasferiti prima in via delle Casine e poi in via dei Malcontenti.

Nel corso degli anni, prima di essere del tutto abbandonato, esso è divenuto un teatro e in tempi più recenti un cinema.

Se questo argomento vi ha interessato, potete approfondirlo leggendo i testi a cui abbiamo fatto riferimento per la nostra ricerca:

I canti dimenticati: nuove targhe sulle cantonate di Firenze
di Luciano Artusi e Giovanna Balzanetti Steiner
Alinea, 1994

Guida d’Italia, Firenze
Touring Club Italiano
Touring Editore srl, 2007

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