Bucaioli, c’è le paste! Storia di un modo di dire tutto fiorentino

Bucaioli, c’è le paste! Una classica espressione gergale fiorentina che in anni recenti ha assunto una valenza volgare. Ma come è nata? E cosa c’entra con Firenze?

Non si direbbe, ma prima di diventare un vero e proprio tormentone tra l’ironico ed il becero per i fiorentini, l’espressione bucaioli ebbe origine dalla più classica tradizione popolare fiorentina. I bucaioli, infatti, erano soprannominati i renaioli, coloro che a Firenze raccoglievano la rena dal fondo dell’Arno.

I renaioli ogni giorno lavoravano con una barca specifica in un punto dell’Arno, la bloccavano ad un palo e, mediante una particolare pala di legno, raschiavano il fondo del fiume per raccogliere la rena ad uso edile. Quando l’Arno era in secca, tale operazione si poteva svolgere anche a “secco”, cioè senza l’utilizzo di un’imbarcazione: direttamente sulle rive. Rimuovendo la rena si formavano così sul fondale dei buchi, da qui l’appellativo di bucaioli.

bucaioli - renaioli, Brozzi, 1937

Questo continuo esercizio di sollevamento di palate di rena bagnata dall’alveo del fiume, faceva sì che il lavoro dei renaioli fosse alquanto faticoso. Così, i renaioli necessitavano di una particolare alimentazione: ipercalorica. A mezzogiorno le mogli dei renaioli si avvicinavano all’argine per cucinare, spesso servendosi di un’unica grande pentola, e preparando il menù del giorno: pastasciutta al sugo, trippa alla fiorentina, panzanella con cipolle e vino rosso.

bucaioli - renaioli, firenze

Quando il pranzo era pronto, solitamente la cuoca di turno si avvicinava al limite dell’argine e rivolta ai renaioli, gridava: Bucaioli, c’è le paste!, invitando i barcaioli di turno a raccogliersi a riva, alla mensa comune. Da questo richiamo – che echeggiava per le rive dell’Arno – nacque il modo di dire tipicamente fiorentino. In seguito, radicalmente mutato nell’uso e nel significato col passare del tempo. Conte Mascetti docet.

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