3 storie di fantasmi fiorentini

Ogni città che si rispetti è stata cornice di inquietanti vicende paranormali. Ti raccontiamo 3 storie fiorentine ai confini della realtà.

Baldaccio d’Anghiari, il fantasma di Palazzo Vecchio

Baldo di Piero Bruni, meglio noto come Baldaccio d’Anghiari, nacque intorno al 1400 nell’omonima città aretina.

Definito dallo scrittore Niccolò Machiavelli come “uomo di guerra eccellentissimo”, Baldaccio è passato alla storia non solo per le sue eroiche gesta in battaglia, ma anche come lo spettro che, ancora oggi, si aggira tra le mura di Palazzo Vecchio.

Nel settembre del 1441 Baldaccio venne pugnalato a morte per conto del gonfaloniere di giustizia Bartolomeo Orlandini, che voleva vendicarsi degli attacchi subiti da parte del condottiero: tempo prima infatti Baldaccio, come riportano le cronache dell’epoca, aveva accusato Orlandini con parole ingiuriose, cercando di dimostrare come il gonfaloniere fosse in realtà un uomo malvagio e corrotto.

Baldaccio rimase quindi vittima della congiura organizzata da Orlandini che, in un ulteriore atto di sadismo, ordinò che il cadavere fosse gettato dalla finestra e infine decapitato in piazza della Signoria.

Da allora il fantasma di Baldaccio continua ad aggirarsi nelle stanze di Palazzo Vecchio, in attesa che sia fatta giustizia e la sua innocenza venga finalmente provata.

Villa Carmine, la residenza medicea infestata

Nel comune di Calenzano si trova la villa medicea di San Donato, conosciuta ai più come villa Carmine. 40 stanze abbandonate e in rovina immerse in un grande parco, dove sembra vagare lo spirito in pena della giovane moglie di Carlo de Medici, il figlio di Cosimo il Vecchio.

Villa Carmine di Calenzano

Secondo la leggenda fu proprio Carlo, costretto dal potente padre, ad avvelenare la moglie, alla quale si era unito in giovane età. Da allora la dama non ha più abbandonato questo luogo spettrale, teatro di un altro fatto di sangue in tempi più recenti.

Anche l’ultimo proprietario del possedimento, il commendatore svizzero-ticinese Adolfo Carmine, morì qui sul finire della Seconda Guerra Mondiale ucciso da una bomba tedesca, lasciando tutta la proprietà all’Accademia fiorentina. Sembra però che il suo spirito non voglia abbandonare la splendida tenuta.

Ginevra degli Amieri, la donna che visse due volte

Ginevra degli Amieri era una bellissima e ricca fiorentina, vissuta intorno al 1300, poi divenuta protagonista di alcune novelle e di una celebre opera di Leopoldo Marenco.

Nonostante l’amore che la legava ad Antonio Rondinelli, Ginevra venne obbligata a sposare Francesco Agolanti, in un matrimonio strategico che avrebbe unito due delle famiglie più potenti della città.

La ragazza rimase però vittima di un’epidemia di peste: ormai dichiarata morta, venne esposta nella notte dopo il funerale presso Santa Maria del Fiore. La leggenda vuole però che si trattasse di un raro caso di morte apparente.

Ginevra infatti si risvegliò e, con indosso i veli che le erano stati messi per la funzione, uscì dalla chiesa per tornare dal legittimo sposo. Ma questi, appena la vide, la scacciò inorridito, credendo che si trattasse di un fantasma tornato dell’Aldilà. Lo stesso accadde quando si presentò davanti alla casa paterna, presso la torre degli Amieri, dove i genitori ebbero la stessa reazione.

La ragazza allora decise di recarsi dal suo vecchio amante che, al contrario dei familiari, la accolse a braccia aperte, aiutandola a rimettersi in sesto. Successivamente le autorità ecclesiastiche stabilirono che la morte di Ginevra era stata un vero e proprio miracolo e che il rifiuto del marito aveva ormai interrotto il loro vincolo matrimoniale.

La donna allora si sposò con l’amato Rondinelli, mentre via del Campanile vicino piazza Duomo, dove si dice che Ginevra passò quella notte, venne a lungo ribattezza “via della Morte”.

Credits foto: gonews.it

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