3 cose da sapere sullo stadio Artemio Franchi

L’Artemio Franchi, il tempio del calcio fiorentino, nasconde in sé storie e qualche curiosità che forse non tutti conoscono.

L’arena delle passioni di Firenze: lo stadio Franchi. Tra ricordi di ogni genere, il cuore pulsante del tifo Viola è anche un monumento cittadino che porta i segni di epoche (e storie) assolutamente lontane tra loro. Crocevia d’incontri, drammi, gioie ed eventi memorabili. Ha in sé un’identità tutta fiorentina. Per una volta distante dal calcio: dall’architettura alla storia, per arrivare alla musica.

L’architettura: la Pensilina del Nervi e la forma a ”D”

Un’opera unica nel suo genere. O meglio, nella sua forma: l’impianto di Campo Marte nacque nel 1931, durante il periodo fascista, per volere del marchese Luigi Ridolfi da Verrazzano, primo presidente della Fiorentina. Affidò il progetto all’ingegner Pier Luigi Nervi, che fu il padre del progetto con le sue particolari caratteristiche, immutate anche oggi.

A cominciare dalla forma a ”D” dell’impianto: voluta fortemente dalle regole imposte dalle autorità fasciste per omaggiare il duce, in un esercizio totalizzante di architettura ed estremismo ideologico. Rappresenta un unicum nel mondo. Poi, la straordinaria opera ingegneristica della pensilina della tribuna: dallo stile formale, con 22 metri a sbalzo nello spazio e senza sostegni di nessun tipo, così da non impedire la completa visuale del campo.

Altre caratteristiche uniche nel suo genere: le tre scale a spirale (elicoidali) esterne e la Torre di Maratona, opera squisitamente politico-propagandistica, con lo slancio essenziale e razionale dei suoi 55 metri in verticale (illuminati).

La storia: Bruno Neri e il monumento nel settore ospiti

Proprio all’apice del periodo dittatoriale fascista e durante l’inaugurazione dello stadio, che allora portava il nome dello squadrista Giovanni Berta, il 21enne terzino della Fiorentina, Bruno Neri, si rese protagonista di un eroico episodio ricordato tutt’oggi: fu l’unico dei 22 calciatori sul prato a rifiutare il saluto fascista. Immobile, con le braccia rigide: un’immagine che verrà ricordata negli anni e che gli valse (poi) l’appellativo di calciatore partigiano.

E collegato al periodo storico della Resistenza è anche uno dei monumenti ”nascosti” all’interno del Franchi. A pochi metri dalla Torre di Maratona, verso il settore ”ospiti”, esiste un monumento che forse non tutti conoscono: il sacrario in onore dei Martiri di Campo di Marte. Storia datata 22 marzo 1944: giorno della fucilazione di cinque giovanissimi toscani da parte dei soldati della RSI, accusati di renitenza alla leva nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana. Ogni anno se ne celebra il ricordo, proprio all’interno del Franchi, nel luogo esatto del drammatico avvenimento.

I grandi live: da Patti Smith e The Clash a David Bowie e The Boss

Il Comunale, non solo calcio. Fu anche teatro di strepitosi live sul suo prato, al di là della ”semplice” dimensione del concerto. E il tutto ha una data d’inizio, una cesura: 10 settembre 1979. Una stagione che combacia col periodo cupo degli anni di piombo italiani, un momento storico in cui nessuna star internazionale della musica si esibiva in Italia da anni; ci pensò Patti Smith a cambiare le regole del gioco, col suo live allo stadio.

Una folla quanto mai multiforme di 50.000 persone, accorse per assistere al concerto della Sacerdotessa del Rock. Patti Smith lo ribattezzerà: ”Il concerto più importante della mia carriera, la mia Woodstock”. Stringendo un rapporto strettissimo con Firenze e con quel live, passato alla storia certo non per la perizia tecnica, ma per il suo futuribile valore sociale e culturale per la città.

Di lì a poco iniziò il periodo d’oro cittadino: gli anni ’80 della new-wave e dell’appropriazione di spazi e risorse, votati ad una ricerca culturale di respiro internazionale, che fecero di Firenze una piccola e invidiata capitale europea del dark e della new wave. Fondamentale in questo senso fu anche il live dei Clash (1981), tuttora simbolo dell’epilogo dell’epopea punk e dell’inizio di un nuovo, affascinante fermento culturale: 13.000 persone in curva Ferrovia, per un concerto tiratissimo e caotico. E con un Joe Strummer che dichiarò: ”Remember that you, Florence, can consider yourself fortunate”.

Il 1987 fu la volta di David Bowie, con il Glass Spider Tour: stadio stracolmo, per un evento indimenticabile.

Pochi anni dopo il Duca Bianco tornò a Firenze, e nel 1992 si sposò alla chiesa di St.James, in pieno centro storico.

E, infine, arrivando in anni recenti il live del Boss, Bruce Springsteen. 8 giugno 2003, da un decennio grandi star internazionali non si esibivano al Franchi: The Boss azzererà tutto, scegliendo Firenze come prima data del tour italiano e risistemando le cose, con un live di oltre 3 ore insieme alla E-Street Band. Un concerto che segna ancora una volta una nuova stagione, il post-11 Settembre del rock a stelle e strisce ed il ritorno di grandissimi live allo stadio.

Impreziosito inoltre da un paio di inediti, che dedicherà a Firenze e all’atmosfera elettrica degli oltre 40.000 nel catino dello stadio (con magistrale replica sotto la pioggia, nel 2013.

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