Una merenda settembrina: la stiacciata coll’uva

“L’è collo zucchero, l’è coi prosciutto, l’è all’olio…”

Oggi parliamo di pan con l’uva, anzi, come dicono a Firenze, di stiacciata coll’uva.
E’ un dolce di origine povera, che secoli e secoli fa veniva preparato durante la vendemmia per allestire le sagre contadine e paesane.
La ricetta che oggi vi proponiamo non è quella tradizionale preparata dai forni cittadini, ma una versione più delicata e, talvolta, anche più buona!

Ingredienti

Gli ingredienti di cui abbiamo bisogno sono pochi e spesso presenti nelle dispense delle case di ognuno di noi:

  • 1 kg. di chicchi d’uva nera;
  • 350 gr. di farina bianca tipo 0;
  • 20 gr di lievito di birra;
  • 8 cucchiai colmi di zucchero;
  • olio d’oliva;
  • sale.

 

Preparazione

In una ciotola con poca acqua tiepida sciogliete il lievito e mentre girate, unite farina, 4 cucchiai d’olio, 4 di zucchero e un pizzico di sale. Fate lievitare l’impasto ottenuto ponendolo per un’oretta nel forno appena intiepidito (assolutamente spento). Passati i 60 minuti, infarinate il tavolo e tirate la pasta col mattarello in sfoglia molto sottile, dandogli la forma della teglia. Ungete quest’ultima con poco olio e rivestitela con la pasta, lasciando la parte eccedente fuori dai bordi; distribuitevi sopra 700 gr. circa di chicchi d’uva lavati e tamponati, quindi cospargeteli con 2 cucchiai di zucchero e 2 d’olio. Ripiegate sull’uva i lembi di pasta in eccesso in modo da coprirla completamente, e su di essa posate l’uva restante, 2 cucchiai d’olio e spolveratela con altri 2 cucchiai di zucchero. Cuocete la schiacciata in forno a 175° per circa un’ora, e servitela ad amici e parenti per una merenda settembrina in compagnia.

Share on Tumblr


Partecipa alla discussione

Chiara Agostini

Chiara Agostini

Laureanda in Lettere moderne (con una tesi su Alice in Wonderland), vivo a Prato, in una zona un tempo fiorente, adesso più sullo spento andante. La cosa che amo più di tutto sono le parole, ma anche le fotografie, i ricordi, la pastasciutta, i capelli, e la pioggia la domenica. Mi piace leggere, mi piace l'odore che c'è nell'aria quando si legge, e mi piace rileggere libri che mi hanno strappato il cuore. Penso sempre fino allo sfinimento, analizzo, catalogo, ordino. Confido nella ragione, più che nell'istinto. Mi definisco più una chiacchierona, che un'ascoltatrice. Non bevo birra, non mastico gomme. Ma in compenso mi rovino le mani. E vorrei non crescere mai. La mia frase: "Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela? Lo sa, per caso?" (J. D. Salinger)


Leggi tutti i miei articoli