Chi era Keith Haring e perché il suo murales a Pisa vivrà per sempre

L’opera realizzata dall’artista newyorkese nel 1989 a Pisa entra nell’Olimpo delle opere vincolate dalla Soprintendenza. Ti parlo di Tuttomondo, un murales «intoccabile». 

«Tuttomondo è paese», commenta scherzando il mio amico pisano Alessandro alla notizia che l’opera di Keith Haring a Pisa è stata dichiarata monumento di interesse dalla Soprintendenza per i beni artistici.

Il grande disegno – ben 180 metri quadrati – è un’opera che ha tutte le carte in regola per diventare leggenda, visto che rappresenta l’ultimo grande murales realizzato dall’artista prima della sua precoce morte, avvenuta pochi mesi dopo, a soli 31 anni. Una sorta di testamento artistico, un messaggio destinato a permanere.

Keith Haring, «l’artista che disegnava gli omini», è un’icona della cultura e della pop art americana degli anni ’80: writer, pittore sui muri, tra i principali esponenti del graffitismo insieme a Jean-Michel Basquiat. I suoi disegni nella metropolitana di New York vennero subito notati e non passò molto tempo prima che riuscisse a esporre numerose opere nei musei di tutto il mondo.

keith haring murales pisa

L’idea di un murales a Pisa nacque in modo casuale quando un giovane studente pisano lo riconobbe per le strade di New York. I due divennero amici, poco dopo Haring gli fece visita e decisero di fare un grande murales che durasse nel tempo. Per questo l’artista utilizzò la pittura acrilica, più resistente, e impiegò una settimana per realizzare il dipinto, anziché un giorno come era solito fare.

Haring disegnò i contorni della sua opera, senza bozzetti o disegni preparatori, e poi si fece aiutare a dipingere dagli studenti dell’Istituto d’Arte di Pisa. La gente intorno era tanto incredula quanto affascinata da quell’happening improvvisato: Keith Haring che dipingeva e il suo stereo portatile che trasmetteva musica hip-hop. Che spettacolo.

È nato così Tuttomondo, una foresta di simboli composta da 30 figure collegate tra loro che raccontano un universo di pace e armonia. Il tutto bordato di nero per contenere i colori ispirati dai lungarni pisani, dal giallo ocra all’azzurro.

Parlando con il mio amico Alessandro ho capito che, nella coscienza collettiva, il murales di Keith Haring a Pisa non ricopre ancora l’importanza che dovrebbe. Ma per fortuna passi in avanti sono stati fatti: almeno ora non ci parcheggiano più davanti gli autobus extraurbani della Lazzi. E al posto della stazione è nato il Keith cafè. Son cose belle.

Credits foto: World of Good (cover); Magnusw (immagine interna).

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